Thabet Musallam, 24 anni, pastore (foto Tempi)
«Fino a pochi anni fa c’erano nove famiglie che vivevano qui a Khirbet al-Marajem, ora ne è rimasta solo una oltre alla nostra. Le altre se ne sono andate», racconta Thabet Musallam, 24 anni, pastore (foto Tempi)

«Il posto dove Dio è nato oggi è un deserto»

Di Leone Grotti
01 Marzo 2026
Viaggio in Cisgiordania, dove le violenze dei coloni e le restrizioni israeliane rendono la vita impossibile a palestinesi e comunità cristiane. «Restiamo solo perché abbiamo una missione. Gesù è nato qui e anche noi, come lui, ci carichiamo la croce sulle spalle»

Chi volesse sostenere il reportage di Tempi in Cisgiordania, può aiutarci con una donazione al Fondo più Tempi. * * * Un piccolo gregge di pecore e capre bruca l’erba che spunta tra le rocce calcaree di una verde collina davanti alla città di Duma, 25 chilometri a sud di Nablus, nel nord della Cisgiordania. Thabet Musallam sonnecchia sdraiato a margine della strada all’ombra di un ulivo per ripararsi dal sole. È febbraio ma la temperatura raggiunge già i 25 gradi. Il pastore osserva con la coda dell’occhio il gregge e ogni tanto lancia un urlo a qualche pecora che si allontana troppo. I prati che si stendono a pochi passi da lui, dall’altro lato della strada, sono più adatti al pascolo. Gli animali sono attratti, ma Musallam sa che metterci piede può essere molto pericoloso. «Quella è la nostra terra, ma è da sette anni che non possiamo usarla. Appena la calpestiamo, loro arrivano». “Loro” sono piccoli gruppi di coloni estremisti israeliani che hanno costruito illegalmente avampos...

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