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Visita al Mupa, dove il patriarcato è un manichino in ciabatte

Di Caterina Giojelli
21 Marzo 2026
Milano celebra i funerali del maschio tossico proiettandosi nel 2148. Dove stereotipo combatte stereotipo, la complessità si spiega con i dinosauri e Giorgia Meloni non è mai esistita
Un gruppo di manichini abita un diorama al MUPA di Milano che rappresenta uno spaccato della vita di un nucleo familiare nel proprio ambiente domestico: la madre, sopraffatta tra faccende, prole e carico lavorativo, mentre il padre è seduto in poltrona
"Ruoli" - diorama. Una delle opere esposte al MUPA – Museo del Patriarcato (credit Stormi Studio)

«Ehi tu! Dico a te! Ciao bella!». Pare di stare nel film La patata bollente di Pozzetto. Questo altoparlante che gracida catcalling da discount con accento milanese sarebbe il Grande Demone, il Patriarcato in persona, un reperto da osservare con la stessa condiscendenza con cui guardiamo i fossili di trilobite o le mummie di Kha e Merit al Museo Egizio. Siamo alla Fabbrica del Vapore di Milano, per l'ultimo giorno del Mupa (Museo del Patriarcato), un'iniziativa di ActionAid che ci proietta direttamente nel futuro, precisamente nel 2148. Quando, stando al Global Gender Gap Report, l'uguaglianza sarà totale e gli ultimi maschi rispondenti al «modello dominante: bianchi, normodotati, neurotipici, eterosessuali, cisgender, cioè persone la cui identità di genere, il corpo e il genere assegnato alla nascita coincidevano» saranno probabilmente conservati in formalina tra una fibula barbarica e uno chignon degli anni Cinquanta. Combattere la piaga delle spose bambine con l'asterisco «Fiuu Fiuu...

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