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Dietro la violenza politica che terrorizza l’America

Di Mattia Ferraresi
05 Ottobre 2025
Charlie Kirk, ma non solo. Ricostruire le motivazioni che muovono i killer di personaggi pubblici è sempre più complicato. Per questo l’Fbi ha creato la nuova categoria degli “estremisti nichilisti”, tentando di dare un nome a chi uccide perché «odia la società»
Un’immagine commemorativa di Charlie Kirk, l’attivista cristiano conservatore ucciso alla Utah Valley University il 10 settembre scorso (foto Ansa)
Un’immagine commemorativa di Charlie Kirk, l’attivista cristiano conservatore ucciso alla Utah Valley University il 10 settembre scorso (foto Ansa)

L’omicidio di Charlie Kirk è incastonato dentro lo scenario contemporaneo della violenza americana, sempre più articolato e indecifrabile. Il tragico assassinio dell’attivista nello Utah rientra certamente nell’ambito della violenza politica: Kirk è stato uno dei protagonisti della costruzione dell’universo Maga, ha portato il messaggio del mondo repubblicano ed evangelico a milioni di giovani, è stato uno dei volti più in vista della riscossa delle idee conservatrici nei campus americani, da cui erano state inibite o soffocate per una stagione dai guardiani del wokismo. Nell’ambito della sua commemorazione si è scoperto anche che ha avuto un ruolo più rilevante di quello che si pensava nella costruzione dell’attuale amministrazione. Donald Trump ha attribuito a lui il merito di avere segnalato e sponsorizzato J.D. Vance nella prima fase della sua carriera e ha poi organizzato l’incontro fra il tycoon e Robert F. Kennedy Jr, da cui è nata un’alleanza fra tribù politiche che sembrava i...

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