Charlie Kirk, ma non solo. Ricostruire le motivazioni che muovono i killer di personaggi pubblici è sempre più complicato. Per questo l’Fbi ha creato la nuova categoria degli “estremisti nichilisti”, tentando di dare un nome a chi uccide perché «odia la società»
Un’immagine commemorativa di Charlie Kirk, l’attivista cristiano conservatore ucciso alla Utah Valley University il 10 settembre scorso (foto Ansa)
L’omicidio di Charlie Kirk è incastonato dentro lo scenario contemporaneo della violenza americana, sempre più articolato e indecifrabile. Il tragico assassinio dell’attivista nello Utah rientra certamente nell’ambito della violenza politica: Kirk è stato uno dei protagonisti della costruzione dell’universo Maga, ha portato il messaggio del mondo repubblicano ed evangelico a milioni di giovani, è stato uno dei volti più in vista della riscossa delle idee conservatrici nei campus americani, da cui erano state inibite o soffocate per una stagione dai guardiani del wokismo.
Nell’ambito della sua commemorazione si è scoperto anche che ha avuto un ruolo più rilevante di quello che si pensava nella costruzione dell’attuale amministrazione. Donald Trump ha attribuito a lui il merito di avere segnalato e sponsorizzato J.D. Vance nella prima fase della sua carriera e ha poi organizzato l’incontro fra il tycoon e Robert F. Kennedy Jr, da cui è nata un’alleanza fra tribù politiche che sembrava i...
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