«Obama vuole chiuderci nelle parrocchie»

Intervista a John Michael Quinn, vescovo di Winona (Minnesota): «L’attacco del presidente Obama ha unito i cristiani e i membri delle altre confessioni nella difesa del primo emendamento».

A gennaio, subito dopo l’incontro del Papa con la Conferenza Episcopale americana, Barack Obama ha approvato una norma che obbliga i datori di lavoro di tutte le istituzioni (tra cui scuole e ospedali) a pagare ai propri dipendenti un’assicurazione sanitaria che includa la contraccezione e l’aborto. Negando così l’obiezione di coscienza. John Michael Quinn, vescovo di Winona (Minnesota), racconta a tempi.it come procede l’impegno della Chiesa nella battaglia in difesa della libertà religiosa.

Il Papa ha incontrato i vescovi americani lo scorso 19 gennaio, esortandovi a informare tutti i cittadini dei «preoccupanti tentativi fatti per limitare la libertà». Vede altri attacchi rivolti alla Chiesa?
L’attacco maggiore è al dono della vita, che non dovrebbe mai e poi mai essere violato. Perché da qui discendono tutte le altre violenze. Perciò la battaglia per la sua difesa deve essere continua: un ordinamento che dà alla madre il diritto di sopprimere la vita del figlio contribuisce a far avanzare la cultura della morte.

Il Papa ha detto: «La testimonianza della Chiesa è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza». Da quel momento la vostra azione è andata incrementandosi. Il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Timothy Dolan, parla da mesi in tv e sui giornali. Dai pulpiti s’invoca una continua azione di preghiera, digiuno e educazione pubblica. Quali sono i risultati ottenuti?
I progressi fatti dalla comunità cattolica americana per difendere il primo emendamento sono evidenti. Ho ricevuto molte email e lettere dai fedeli e da molte persone di altre confessioni e tutti c’incoraggiano a perseverare nella battaglia. Sono appena stato a una manifestazione nella città di Saint Paul e abbiamo avuto una risposta eccezionale, con circa due, tre mila persone presenti durante l’ora di pranzo.

I vescovi sono uniti e compatti nel seguire il Papa e il suo magistero. È lo stesso per le parrocchie e per i credenti?
All’inizio in molti erano perplessi. Tra loro in molti erano favorevoli alla contraccezione e quindi disposti ad accettare il mandato di Obama. Alcuni hanno mantenuto questa posizione, la maggioranza no. Abbiamo fatto capire loro che quello del governo, diversamente da come hanno cercato di farci credere, è un attacco che va ben al di là dell’opposizione alla contraccezione. Il presidente e i suoi vogliono obbligare la Chiesa a insegnare ai credenti a pensarla come loro. Negli ultimi mesi i nostri sostenitori sono aumentati considerevolmente. Questo attacco sta unendo i cristiani ai membri di altre confessioni e a tutti coloro che vogliono proteggere la prima delle libertà su cui questo paese si fonda. Questo è un segno di grande speranza.

Di grande aiuto è il presidente della Conferenza episcopale.

Il cardinale Timothy Dolan è un oratore eccellente, molto affascinante. Va dritto alla verità, risponde alle critiche, sa parlare senza stare sulla difensiva. È capace di rende la verità attraente. Le persone lo ascoltano perché parla della verità e la verità catalizza.


I vescovi sono stati ricevuti dal Papa anche il 9 marzo. Questa volta Benedetto XVI si è soffermato sull’importanza della difesa del matrimonio.

Il Santo Padre ha difeso con forza l’unione tra uomo e donna. Nel novembre del 2011 in Minnesota è passato l’emendamento che vieta la revisione del matrimonio naturale, ma in altri Stati si è legiferato a favore delle unioni omosessuali. Il Papa sa di essere fra i pochi rimasti a difendere l’uomo e sa che il matrimonio naturale è il fondamento di ogni società.

Ci sono dei segnali positivi anche su questo fronte?
Usiamo questo attacco come un’opportunità, per comprendere ancora di più la bellezza del matrimonio e per far comprendere alla nostra comunità il valore e la bellezza del matrimonio vissuto come vocazione. Molti fedeli sono attratti dalla libertà che scaturisce dal dono cristiano, contrario al pensiero soffocante della contraccezione.

Qualcuno dice che i valori sono incomprensibili e occorre testimoniarli con la vita e non con le parole.

Le due cose devono andare insieme. Il Papa ci ha detto «di proclamare il Vangelo che non solo propone verità morali immutabili, ma le propone come chiave per la felicità umana». E ancora: «Vediamo la necessità di un laicato cattolico dotato di un senso critico forte (…) e del coraggio di contrastare un secolarismo riduttivo che vorrebbe delegittimare la partecipazione della Chiesa al dibattito pubblico». Noi vogliamo mostrare cosa sia matrimonio, il corpo, l’accoglienza della vita dentro alle parrocchie. Gesù, però, ci ha chiesto di più. Di andare in tutto il mondo e di portare il suo insegnamento. È dunque nostro dovere farlo conoscere a tutti. La Chiesa deve entrare nel dibattito sui grandi temi della vita, sapendo di essere portatrice della verità che umanizza e divinizza l’uomo. Tutti i cristiani devono testimoniare, con le parole e con la vita, anche quando la società non vuole ascoltare. Più chiamiamo questa “l’era della nuova evangelizzazione”, come l’ha definita il Papa, più dobbiamo stare là fuori a condurre le coscienze alla verità.

A novembre ci sono le elezioni presidenziali. Nutre qualche speranza?

Oggi c’è in gioco il futuro del nostro paese. Ciò che più mi preoccupa è l’azione illiberale dell’amministrazione Obama. Come cattolici dobbiamo essere consapevoli più che mai del voto che daremo alle prossime elezioni.


È un momento storico in cui l’annuncio e l’insegnamento della Chiesa sono denigrati.
C’è un movimento radicale fortissimo che cerca di mettere a tacere la voce morale della Chiesa. Ci lasceranno stare se rimaniamo nelle parrocchie, non se parliamo pubblicamente. Perché viviamo in una società relativista che dice: devi decidere per te quel che vuoi anche se è un male e chi dice il contrario non ha diritto di dirlo.


Cosa sta chiedendo Dio alla sua Chiesa?
Il Signore chiede di dare ferma testimonianza e di non avere paura. La Chiesa è sempre rinata dai martiri e dai confessori, dobbiamo essere disposti a stare in prima linea. Anche se siamo rifiutati, odiati, guardati con sospetto. Il Signore ci sta chiedendo di difendere il suo insegnamento e la sua vita e più lo faremo e più saremo credibili agli occhi del mondo. Senza timore, perché Dio ci ha garantito la sua presenza per sempre: “Io sono con voi tutti i giorni”. Senza paura perché la sua vittoria pasquale è la nostra vita eterna. Lui è risorto, non è più nel sepolcro, è vivo, è presente, specialmente nel ministero dell’eucarestia. Con questa certezza alla Chiesa è chiesto di fare un passo in avanti dentro una società confusa. Per essere la Chiesa che vive il sì: il sì alla vita, alla famiglia, all’amore tra uomo e donna, all’educazione dei figli, alla cura dei poveri e dei malati.