Veronesi mette in guardia dal metodo Stamina ma il settimanale Oggi se ne frega

Veronesi spiega che senza regole in medicina si rischiano «tragiche conclusioni». Ma Oggi preferisce mettere in pagina la «partecipazione emotiva».

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La «compassione e la partecipazione emotiva» sono inevitabili, ma poi «bisogna mettere in campo la razionalità», «categoria che non piace, che non è adatta alla nostra epoca di eventi urlati, ma è l’unica garante dei nostri diritti». Parole che Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano, ha messo nero su bianco per parlare della vicenda Stamina e di tutto ciò che vi ruota intorno. Bisogna scegliere e l’ultimo numero del settimanale Oggi ha scelto per la «partecipazione emotiva» a discapito della «razionalità».

FAMIGLIE CONTRO SCIENZIATI. In un servizio di 10 pagine, più la copertina, Oggi affronta il tema staminali e Stamina. Le prime sei pagine sono dedicate al racconto della storia di Celeste e Sofia, bambine affette da due gravi malattie neurodegenerative che il presidente di Stamina, il professore Davide Vannoni, tratta con infusioni di cellule staminali mesenchimali anche se la presunta cura compassionevole non risponde ai criteri stabiliti dalla legge secondo gli organi garanti e l’Aifa. Le altre quattro pagine sono dedicate alle ragioni degli scienziati. Come se le une fossero contrapposte, e nemiche, delle altre. Oggi infatti non fa altro che contrapporre le ragioni delle famiglie, che non vogliono rinunciare ai miglioramenti ottenuti dopo le prime infusioni, e quelle degli scienziati, preoccupati da un metodo che non ha dimostrato di essere sicuro, uno dei requisiti necessari per avviare una cura compassionevole.

IL MONITO DI VERONESI. Così, facendo prevalere quella «emozione dell’opinione pubblica» dalla quale Veronesi mette in guardia per garantire «i nostri diritti», Oggi relega il famoso medico e scienziato in un box nell’ultima pagina del servizio, dove si legge a sua firma: «Una regola fondamentale della ricerca scientifica impone che qualsiasi ipotesi prima di essere verificata debba sottostare al vaglio di esperimenti rigorosi. Fu Galileo a introdurre questa regola e tutta la scienza, in tutte le sue branche, l’ha adottata come metodo di lavoro. Questa regola dev’essere rispettata senza farsi condizionare dall’emozione o dalle pressioni di un’opinione pubblica».

«TRAGICHE CONCLUSIONI». Perché? Spiega ancora Veronesi: «Anche nella nostra storia recente abbiamo visto come i giudizi affrettati, dettati dall’emozione o dalla passione politica, riguardanti metodi di cura discutibili, senza fondamenti scientifici, abbiano comportato tragiche conclusioni. Non posso dimenticare che ci furono bambini che morirono perché i genitori, abbandonando le buone probabilità di guarigione delle cure riconosciute, ottennero l’autorizzazione della magistratura, e le sostituirono con quella terapia, inefficace e senza dimostrazioni scientifiche, per la quale si manifestava nelle piazze in nome della libertà di scelta». E Veronesi dice tutto questo «da medico che da cinquant’anni si confronta con la malattia e con le angosce, le paure e le speranze che accompagnano una malattia», sapendo che «come padre anch’io chiederei disperatamente che qualcuno o “qualcosa” venga a salvare la mia piccola».

OGGI SE NE FREGA DELLA SCIENZA. Ma il settimanale Oggi che cosa se ne fa delle dichiarazioni di otto esperti più quella di Veronesi? Niente, le mette in contrapposizione alle famiglie, definendole “cosa dice la scienza”, per poi ignorarle come se fossero inutili. Nonostante, infatti, il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e membro del Cda dell’Aifa, Silvio Garattini, spieghi perché quella di Stamina «non è una cura compassionevole», Oggi in prima pagina scrive: «Il dilemma staminali e le cure “negate”». Tra virgolette si trova il termine “negate”, anche se gli scienziati interpellati dal settimanale abbiano spiegato come tra virgolette dovrebbe andare la parola “cure”.

E ANCHE DI VERONESI. E ancora: è del tutto inutile che Veronesi spieghi perché bisogna «mettere in campo la razionalità» e non la «partecipazione emotiva» quando si tratta di questioni delicate, per tutelare il paziente, perché tanto Oggi titola lo stesso sotto la bellissima foto della piccola Celeste e dei suoi genitori: «Ora lei sta meglio». E ancora sotto: «La scienza e la legge pongono limiti: ma se fosse vostra figlia?». Inducendo così quei «giudizi affrettati, dettati dall’emozione» che, ricorda Veronesi, hanno «comportato tragiche conclusioni».

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