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Venezuela. Maduro contro i sacerdoti che lo criticano: «Sono diavoli con la tonaca»

gennaio 18, 2018 Leone Grotti

Il presidente contro i preti e vescovi che vuole «processare in diretta tv». Dura risposta della conferenza episcopale. Il paese è al collasso

«Diavoli con la tonaca». Così il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha definito i preti e vescovi colpevoli di averlo criticato nelle loro omelie domenicali. Ed è per le parole pronunciate dai pulpiti delle chiese da alcuni sacerdoti che Maduro ha chiesto alla Procura di metterli sotto indagine per «istigazione all’odio» e di «processarli in diretta tv». Il successore di Hugo Chavez si riferisce in particolare a monsignor Victor Hugo Basabe, vescovo di Barquisimeto, che il 14 gennaio, in occasione della processione della Divina Pastora, una delle icone religiose più venerate dalla popolazione, ha dichiarato in riferimento al presidente e al suo partito: «Liberaci, o Madre, dalla peste che ci affligge».

Dopo le esternazioni di Maduro, non si è fatta attendere la risposta della Conferenza episcopale venezuelana, che nei giorni scorsi ha pure diffuso una nota durissima contro il presidente, parlando apertamente di «progetto politico totalitario» e invitando il popolo alla «ribellione». I vescovi hanno accusato il dittatore di usare la legge per «condannare tutti coloro che criticano il governo e gli creano problemi». Hanno poi aggiunto che non serve un’indagine: le omelie sono già pubblicate sul sito della Conferenza episcopale.

La situazione nel paese è tesa e la gente è allo stremo. Negli ultimi giorni sono circolati su internet video che l’hanno dimostrato in modo tragico: mucche abbattute a sassate dalla gente pur di strappare pochi brandelli di carne; donne che agli angoli delle strade vendono i capelli per racimolare qualche spicciolo; assalti ai supermercati per rubare i pochi generi alimentari che ancora vengono esposti sugli scaffali e che pochi fortunati possono permettersi; famiglie che razionano il dentifricio, diventato un bene di lusso; camion di polli bloccati e saccheggiati; esecuzioni sommarie di cittadini scovati a commettere furti per non morire di fame. Tutto questo è oggi il Venezuela, un paese dove secondo l’Osservatorio della Caritas l’82% della popolazione è in stato di povertà, il 52% di indigenza estrema, dove oltre 11mila bambini sono morti nel 2016 per mancanza di medicinali e dove la mortalità materna è aumentata quasi del 70%.

Maduro sembra aver perso completamente il controllo della situazione. A gennaio ha aumentato il salario minimo a 800 mila bolivar al mese, che bastano a malapena per comprare cinque chili di zucchero. L’estrema povertà del paese è un controsenso se si pensa che il Venezuela ha riserve petrolifere più grandi di quelle dell’Arabia Saudita. Ma Caracas basa la sua economia per il 50% delle entrate e per il 95% delle esportazioni sul petrolio, dopo aver distrutto ogni tipo di produzione espropriando aziende e terre ai privati, e da quando nel 2015 il prezzo del greggio si è dimezzato, ha dovuto tagliare le importazioni di cibo e medicinali, che ora sono quasi introvabili. A fronte dell’inflazione (che ha superato il 1.500%) e della svalutazione della moneta, il Governo ha fissato in modo arbitrario il prezzo dei beni di prima necessità per non perdere il consenso dei ceti più popolari. Ma la strategia ha innescato un circolo vizioso e oggi, ad esempio, il pane è introvabile: la farina infatti costa più del prezzo fissato per il pane e sono pochissimi i fornai disposti a impastarlo.

Ora il presidente si è scagliato contro i vescovi, che ormai lo criticano apertamente e aspramente, ma la tattica rischia di essere un boomerang: la Chiesa cattolica infatti è molto rispettata nel paese, essendo l’unica istituzione che aiuta la popolazione a sopravvivere.

Foto Ansa

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