Venezuela, il miracolo del “medico dei poveri” che affrontò regime e spagnola

La guarigione della piccola Yaxury è scientificamente inspiegabile. Così il popolo affamato e ammalato da Covid si affida a José Gregorio Hernandez Cisneros

Escono di soppiatto, corrono verso Nuestra Señora de La Candelaria, si inginocchiano fuori dal cancello della chiesa, mormorano preghiere guardando lo stendardo appeso sopra gli ingressi. È l’immagine col volto buono del dottor José Gregorio Hernandez Cisneros, camice bianco, libro in grembo, ad attirare i fedeli di Caracas. Guanti, mascherina e mani giunte, in tanti hanno interrotto la quarantena per riuscire a genuflettersi e, silenziosi e distanziati, affidare il loro paese ridotto alla fame al “medico dei poveri” in odore di santità.

“Con immensa gioia, in mezzo a questa pandemia, riceviamo delle buone notizie”, aveva annunciato giorni fa il cardinale Baltazar Porras, arcivescovo di Merida e amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Caracas: la Commissione Medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha vagliato e giudicato scientificamente inspiegabile la guarigione di una bambina attribuita all’intercessione del medico dichiarato venerabile da Giovanni Paolo II nel 1986.

IL FUCILE E LA BAMBINA

Il miracolo risale al 2017, nello Stato di Guárico: era il 10 marzo quando la famiglia Solórzano venne aggredita da uomini armati. Nel corso della rapina la piccola Yaxuri, appena dieci anni, fu raggiunta da una fucilata all’orecchio destro. Venne portata in fin di vita all’ospedale più vicino: il proiettile le aveva fratturato l’osso parietale, provocato un edema cerebrale e non c’era un neurochirurgo disposto a operarla. Erano già passate quattro ore quando, dopo aver perso molto sangue e massa cerebrale, la piccola venne ricoverata in un’altra struttura dove venne spiegato ai suoi genitori che si sarebbe tentato un intervento chirurgico disperato.

LA PREGHIERA DI UNA MAMMA

Fu allora che la mamma si raccolse in preghiera chiedendo il miracolo a Josè Gregorio Hernandez, “non preoccuparti, tua figlia starà bene”, sentì rispondere mentre una pace improvvisa le invadeva il corpo. Al termine dell’operazione la bambina era stata attaccata a un respiratore: secondo i medici non ce l’avrebbe fatta, in caso contrario avrebbe comunque riportato gravissime disabilità intellettive e motorie a causa dell’enorme danno cerebrale riportato. La mamma non cessò di pregare il venerabile: quattro giorni dopo Yaxuri iniziò a reagire positivamente a tutti gli esami, e venti giorni dopo usciva dall’ospedale completamente rimessa e in piena salute. Oggi ha 13 anni e il suo caso, “scientificamente inspiegabile”, passerà ora al vaglio della Commissione dei Teologi, per poi essere sottoposto a papa Francesco.

IL GIUSEPPE MOSCATI DEL CENTRO AMERICA

Pregate il venerabile “perché cessi la pandemia che colpisce il mondo intero”, ha chiesto il cardinale Porras, pregate il medico che 102 anni fa si dedicò anima e corpo alla cura e ai malati di febbre spagnola. Tempi vi aveva già parlato di José Gregorio Hernandez Cisneros, il medico più amato e pregato da oltre cento anni in Venezuela, il paese che sta vivendo una gravissima emergenza sanitaria e dove oggi per colpa della dittatura ogni anno muoiono oltre 10 mila neonati. La statuina di gesso del medico che pagava le medicine di tasca sua e passava a portarle nelle case dei più poveri, che aveva visitato gratuitamente, non manca mai nelle cappelle di cliniche e ospedali o nelle case della povera gente, sia dei cattolici che dei seguaci dello spiritismo marialioncero. Persino il terribile dittatore Nicolas Maduro aveva fatto omaggio al pontefice di una statua di una trentina di centimetri del “medico dei poveri” («Santità, non canonizzi José Gregorio finché Maduro è presidente», aveva eccepito l’oppositore Henrique Capriles).

IL GIORNO DELL’INCIDENTE

Ma quella di José Gregorio Hernandez Cisneros è stata davvero una vita di sovrabbondante testimonianza: morì a 55 anni, nel 1919, quando venne investito da un veicolo, uno dei pochissimi dell’epoca, fuori da una farmacia di Caracas dove si era recato per comprare dei medicinali necessari a una anziana paziente appena visitata. Morì in ospedale, invocando il nome della Vergine Maria e al suo funerale presenziò una folla di gente incredibile tanto che dalla casa del fratello il feretro dovette essere spostato nella piazza innanzi all’università: docenti, religiosi, povera gente, medici e pazienti, a centinaia passarono per salutarlo.

TRA MEDICINA E VITA CONSACRATA

Studente coltissimo e capace di filosofia e medicina, a trent’anni parlava già cinque lingue e si era specializzato in microbiologia e batteriologia, istologia normale e patologica e fisiologia sperimentale a Parigi e Berlino. Tornato in patria per intraprendere la carriera universitaria non chiese mai alcun compenso ai poveri visitati, offriva anzi loro il denaro per comprare le medicine. Nel 1988 divenne terziario francescano, e più volte provò ad abbandonare il lavoro e la docenza per seguire il progetto di vita consacrata ma dovette abbandonare la Certosa di Farneta prima e il Pio Collegio Latino Americano di Roma poi (raggiunto quando il generale Juan Vincente Gomez chiuse l’Università di Caracas) per ragioni di salute.

I MISERABILI DI ALLORA

Capì che il suo posto era tra poveri e malati e decise di trascorrere la vita studiando e perfezionandosi per servire le persone. Fondò la Scuola di Medicina Ufficiale e quando la spagnola colpì il Venezuela, e intere famiglie vennero confinate in casa senza cibo e senza cure, spese ogni singolo istante rischiando la vita tra i malati. Denunciando che ad ammazzare così tanta gente (80 mila morti) non sarebbe stata la sola epidemia, ma la miseria umana, sanitaria ed economica in cui il regime aveva gettato la popolazione.

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