Vedo già file sterminate di unioni gay in attesa di benedizione

È chiaro a cosa servono le polemichette pasquali come quella del parroco di Bonassola che non benedice le palme se la Chiesa non benedice le unioni gay

Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, tra i fedeli davanti alla chiesa
Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, tra i fedeli davanti alla chiesa di Santa Caterina

Cronache dalla quarantena bis / 18

Il parroco di Bonassola, visto che è la Settimana Santa e gli veniva bene abbinarla alla storia che i cattolici tedeschi più o meno uno su tre vogliono lasciare la Chiesa perché la Chiesa non benedice le unioni gay, ha dato in pasto al circo mediatico una grossa notizia. «Se non posso benedire le coppie gay non benedico neanche le palme. L’ho detto in chiesa e i fedeli mi hanno anche applaudito».

E che problema c’è? Andiamo in chiesa ad ascoltare l’outing dei preti, ehi, mica a pettinare le bambole di Maria Maddalena. La notizia naturalmente è durata lo spazio di un mattino. (Poi il Corriere della Sera online l’ha fatta scendere fino al cestino perché faceva pochi clic e quelli che faceva erano disastri omofobi).

E perché non il poliamore?

Naturalmente grosse notizie di questo genere fanno parte delle giaculatorie che gli uomini di Chiesa di lingua tedesca stanno insegnando ai fedeli da quando le associazioni arcobaleno premono per denunciare e portare a giudizio dell’Inquisizione mediatico-giudiziaria quei depravati della Congregazione per la dottrina della fede. Che poi ti abbini ai tedeschi non mi pare un buon viatico, o parroco di Bonassola, così a occhio, visto che c’è già stato un momento storico che uno su tre i tedeschi lasciavano la Chiesa perché la Chiesa non benediva quelli che facevano fuori gli omosessuali.

Ma non voglio fare polemiche, ho letto Sodoma pubblicato simultaneamente in otto lingue e so anch’io, come ho capito studiando il volume di Frédéric Martel – sociologo Lgbt e forse il più affidabile degli studiosi del movimento Lgbt –, che in Vaticano almeno un monsignore su dieci è eterosessuale. Però le unioni omosex non le benedicono, sarebbe troppo facile, allora vale tutto, perché la Chiesa non benedice anche i grappoli di poliamorosi o le alternanze attive bisex?

Polemichette per l’applauso

E comunque, cari preti, invece di fare queste polemichette pasquali e usare l’olio santo delle palme (che non sta neanche ecologicamente bene) per farvi applaudire dai fedeli e al circo barnum dei giornali, fate come me: se non avete fatto l’outing, fate la punturina che ho fatto io e vedete che i problemi di introversione li superate che è un bijoux.

Ve l’ho confessato, no? È da un paio di cronichette, se non sbaglio. Anch’io, nel mio piccolo, sono gender fluid. Una mattina vado in bagno con Madame. La mattina dopo con Nicola di Bari. Con chi dei due mi faccio benedire quando vado in chiesa? Natale con Madame e a Pasqua vado a Bari?

Tutti in fila per la benedizione

Che poi mi sembra di vederle queste file sterminate di unioni gay che spontaneamente bussano al portone della porta santa di San Pietro e non aspettano altro, sempre spontaneamente parlando, che la benedizione del Papa. E che diamine, cosa diavolo le farebbero a fare, se poi la benedizione del Papa non c’è, le Parate dell’Orgoglio travestiti da Ruini ai teocon e san Paolo ai filippesi?

Tant’è, mi ha confessato un mio amico bolognese che è stato tra gli inventori dell’Arcigay e che da buon chierichetto si è imbattuto giusto in uno degli altri nove monsignori – ripeto, questa è la statistica di Martel che un po’ già si intuiva dal titolo vagamente allusivo del suo libro –, dicevo che questo mio amico di Bologna mi ha confessato che noi cattolici integralisti non abbiamo capito un caxxo: «Il Gay Pride – è lì da vedere – è una processione delle Palme alla brasiliana, mica un Carnevale alla bella Napoli».

Martello arcobaleno

Adesso voglio parlare seriamente non come il tale altro mio conoscente bigender che mi disse: «Vabbè, Pasolini e Testori sono vecchie storie». Se uno si guarda intorno, studia, legge (per esempio l’anarcoresurrezionalista che ha scritto Arancia meccanica e Il seme inquieto), capisce subito che i generi fluidi come il sottoscritto e gli Lgbt impegnati a ottenere le benedizioni degli uomini di Chiesa, sono racconti d’appendice per il circo dei poteri che usano la questione omosessuale sulla testa del Papa. Così come Stalin usò il piccone sulla testa di Trotsky.

Non c’è nessun male a farsi martello Lego per spaccare come un ovetto Kinder la Chiesa cattolica. C’è anche la coincidenza, rispetto alle Chiese del Nord, di quei bravi ragazzi dell’Isis che, dal lato sud del mondo, curano con le mannaie qualunque altra gola di accesso al Papa. Però, che da Schönborn a Bonassola, neanche Gesù risorge più se non benedice proprio tutti, coppie allosessuali comprese, beh, direi che è ora di darsi una calmata.

Foto Ansa