Usa: sono tutti cristiani, tutti d’accordo, ma si scontrano in tribunale per la Costituzione

Cheerleaders del Texas incitano la squadra liceale locale con frasi della Bibbia. Il preside è cristiano, le approva, ma le ferma perché violano la Costituzione. Loro lo denunciano in nome della Costituzione.

Quindici cheerleders cristiane del Texas, insieme ai genitori, hanno fatto causa e portato in tribunale il direttore di una scuola perché quest’ultimo ha proibito alle ragazze di tifare per la squadra di football americano del liceo mostrando cartelloni con sopra versetti della Bibbia.

CHI VIOLA LA COSTITUZIONE? Un caso come questo poteva avvenire solo negli Stati Uniti e, nello specifico, nella Scuola distrettuale indipendente di Kountze, nella cittadina di Kountze, appena 2.100 abitanti, nel Texas. Nonostante le parti in causa siano d’accordo su tutto, ognuno sostiene che l’altro stia violando la Costituzione americana. Il dirigente scolastico Kevin Weldon, infatti, è cristiano e pur appoggiando le ragazze a apprezzando gli striscioni d’incitamento ai giocatori, ha impedito loro di esporli perché in questo modo violerebbero la Costituzione americana, costringendo il pubblico, credenti e non, a prendere parte a manifestazioni religiose. Dal canto loro, le cheerleaders e i genitori affermano che la scuola viola il loro diritto, garantito dalla Costituzione, alla libertà religiosa e alla libertà d’espressione.

GIUDICE IN DIFFICOLTÀ. Ieri le due fazioni si sono scontrate nel tribunale della Contea di Hardin, difese dai rispettivi avvocati: le cheerleaders dall’avvocato Greg Abbott, paladino del Primo emendamento, la scuola dalla Fondazione “Liberi dalla religione”, un gruppo del Wisconsin costituito per lo più da atei e agnostici. Il giudice, trovandosi in difficoltà, ha rimandato l’udienza di due settimane, affermando però che nel frattempo le cheerleaders potranno esporre gli striscioni.

ALTRO CHE «SCALPIAMO GLI INDIANI». L’idea di usare slogan religiosi è venuta in mente alle ragazze la scorsa estate. Perché invece dei soliti «Scalpiamo gli indiani» e «spenniamo le aquile», si sono dette, non usiamo frasi «più ispiratrici» come: «”Fa che corriamo senza fatica la corsa che Dio ha preparato per noi”? Afferma una di loro, Rebekah Richardson: «Chi non è cristiano può sentirsi offeso, è un suo diritto. Ma fino ad oggi nessuno si è opposto agli striscioni. Anzi, ci hanno appoggiato tutti». Anche perché nel paesino sono tutti cristiani.