Usa, nuova ondata di offensive giudiziarie pro nozze gay. Tocca a New Jersey, New Mexico e Michigan

Fallita la via politica o referendaria, i tentativi di istituire i matrimoni omosessuali partono dai tribunali. Ci provano anche (in parlamento) Illiniois e Hawaii

A giugno un giudice di una corte distrettuale del Michigan, Bernard Friedman, si è rifiutato di respingere la richiesta di due infermiere lesbiche che volevano adottare tre bambini. Anche se la legge dello stato lo impedisce, il giudice ha consigliato alle donne di ricorrere in appello, chiedendo al tribunale federale di esprimersi in merito. Da quando la Corte suprema degli Stati Uniti ha abolito il “Defense of marriage act”, la legge voluta da Clinton che impediva alle coppie omosessuali “sposate” regolarmente in uno stato di godere degli stessi diritti e agevolazioni in tutto il territorio federale, Friedman è stato il primo giudice a muoversi contro le norme del suo paese.

CEDE IL REPUBBLICANO CHRISTIE. Successivamente, la Corte suprema del New Jersey ha di fatto istituito per decreto il matrimonio gay, contraddicendo la volontà degli elettori dello stato che nel 2006, tramite referendum, si erano dichiarati contrari. E lunedì scorso, 21 ottobre, perfino il governatore repubblicano Chris Christie (nella foto sotto) ha abbandonato la sua lunga battaglia contro le nozze omosessuali rinunciando a impugnare la sentenza: «Nonostante il governatore sia fortemente in disaccordo con il fatto che il giudizio della Corte si sostituisca al processo costituzionale dei rami eletti o a un voto del popolo, la Corte ha ormai espresso chiaramente la sua visione sulla Costituzione del New Jersey, pertanto il matrimonio tra persone dello stesso sesso è ora legge», si legge in un comunicato del suo ufficio stampa che ha suscitato non poche proteste tra i suoi elettori.

CORSIE PREFERENZIALI. Due giorni dopo è stata la volta della Corte suprema del New Mexico. Qui sia le unioni civili sia il matrimonio omosessuale sono illegali, ma recentemente una corte distrettuale ha emesso una sentenza che afferma il diritto di sposarsi anche per le coppie dello stesso sesso, sfruttando una norma statale che vieta la discriminazione sulla base dell’orientamento omosessuale. Il caso ha raggiunto il sommo tribunale con una velocità solitamente riservata alle questioni di particolare urgenza e sono già cominciate le udienze. Nello stesso giorno (mercoledì 23 ottobre) le strade della capitale dell’Illinois, Springfield, si sono riempite di famiglie che hanno protestato contro il tentativo di legalizzare le nozze gay. La norma che apre al matrimonio omosessuale era passata al Senato in febbraio, ma poi era rimasta ferma alla Camera. In settimana il governatore democratico dello stato, Pat Quinn, ha esortato i deputati a pronunciarsi sul disegno di legge.

DA 13 A 17 STATI. Infine, il Parlamento delle isole Hawaii è stato convocato la settimana prossima, sempre per esprimersi sul matrimonio omosessuale. Anche qui il governatore democratico, Neil Abercrombie, ha parlato dell’urgenza di approvare la legge sulle nozze gay di cui si discute da tempo. È possibile quindi che dai 13 attuali, gli stati americani in cui è legale il matrimonio fra persone dello stesso sesso diventino 17, di cui 7 avranno istituito la norma per via giudiziaria scavalcando il Parlamento e i referendum popolari, come è già successo in California, in Massachusetts, Connecticut e Iowa.