La maratona dei cattolici americani per la libertà religiosa (e a Obama fischiano le orecchie)

Si è chiusa Fortnight for Freedom. Le parole di Dolan e Wuerl contro il potere che vuole «mettere a tacere il Vangelo»

Si è chiusa il 4 luglio la seconda edizione della Fortnight for Freedom, la maratona di preghiera, penitenza e conferenze, iniziata lo scorso 21 giugno e organizzata dalla Chiesa cattolica degli Stati Uniti per educare la nazione all’importanza della libertà religiosa. Il saluto del brioso capo di vescovi degli Stati Uniti, Timothy Dolan, è cominciato così: «Buon 4 di luglio!». Dolan, in un momento in cui è minacciata dal governo, ha ricordato ancora una volta che la libertà religiosa è preziosa. Perciò, ha ribadito, «dobbiamo chiedere la forza – come quella che ha caratterizzato Giovanni Battista, John Fisher, e Tommaso Moro», che morirono per difendere la Chiesa dall’intrusione del potere.

UNIRE LE FORZE.Dolan è passato poi a parlare dei musulmani, come a dire che occorre unire le forze. E citando un recente incontro con alcuni di loro, «che sono venuti qui certamente con la promessa della democrazia, ma anche, per la libertà religiosa. Molti di loro hanno lasciato le loro case in cui le persone di diverse confessioni religiose lottavano, spesso violentemente, e si distruggevano a vicenda, e dove i governi si opponevano e opprimevano la religione». Tanto che, ha spiegato il cardinale, «l’imam e gli altri musulmani incontrati», hanno sottolineato «la convinzione che la libertà religiosa sia data alla natura umana, che è auto-evidente e donata da Dio (…) Qui, mi hanno detto con un sospiro di sollievo, il governo ci permette il libero esercizio della nostra religione. Qui, hanno concluso, la religione è stata considerata come un plus, una benedizione, per la società». Dolan ha concluso pregando affinché questa libertà continui a essere concessa a tutti.

FAR TACERE LA CHIESA. Lo stesso giorno, davanti a circa 6 mila perone, sei vescovi e 72 sacerdoti hanno concelebrato la Messa di chiusura con il cardinale Washington Donald Wuerl, che ha raccontato un fatto storico per spiegare la situazione che sta vivendo la Chiesa americana: «Nel 1634, quando l’Arca e la Colomba sono arrivate, portando quasi 150 coloni inglesi verso quella che è ora Contea di Santa Maria, donne e uomini coraggiosi stabilirono il primo insediamento per garantire la libertà religiosa di tutti gli abitanti (…) Purtroppo, nel 1704, coloro che non condividevano questa lungimiranza e prospettiva cattolica hanno preso il potere politico e hanno revocato la libertà di religione alla colonia. Hanno pensato che era più comodo far tacere la Chiesa – anche con la forza – anziché vivere in pace con lei e il suo messaggio evangelico. Il governatore ordinò così la chiusura della cappella perché non fosse mai più utilizzata per scopi religiosi. I gesuiti, in seguito, smantellarono la cappella». Ma, nonostante ciò, «i primi cattolici in Maryland perseverarono».

«UNITI PER LA LIBERTA’». Anche oggi, ha ribadito il cardinale, la Chiesa è denunciata con pregiudizi, «additata come anti-americana, semplicemente perché il suo insegnamento rispetta la vita umana, sostiene il matrimonio e chiede l’assistenza sanitaria per i più bisognosi nel nostro paese». Wuerl ha portato ad esempio della persecuzione uno fra gli episodi accaduti di recente: «Nel mese di marzo, proprio dall’altra parte della città, abbiamo assistito a un esempio della nuova intolleranza, una modo di chiudere la serratura della cappella. Alla George Washington University si è cercato di mettere a tacere il cappellano cattolico e di impedire di esercitare il suo ministero a studenti e docenti cattolici, solo perché ha insegnato liberamente a quanti erano andati a Messa ciò che Gesù ha detto sul matrimonio». Il cardinale ha quindi ricordato le origini, messe a repentaglio, di un Paese in cui i 56 firmatari della Dichiarazione di Indipendenza erano «rappresentati di tutti i ceti sociali», «professavano fedi diverse», ma «rimasero uniti per la libertà».

VERITA’ E CARITA’. Wuerl ha detto ai fedeli come condurre la lotta contro un potere che, come «nel gennaio 2012 papa Benedetto XVI ha spiegato ai vescovi degli Stati Uniti, è espressione di un “secolarismo radicale che trova sempre più espressione nelle sfere politiche e culturali”». Quale il rimedio di fronte a tutto ciò? Il Papa ha risposto parlando «di “un laicato cattolico impegnato, articolato e ben formato, dotato di un forte senso nei confronti della cultura dominante, critico e con coraggio di contrastare un secolarismo riduttivo”». Ma, ha continuato Wuerl, ciò non vuol dire che «il nostro impegno per la libertà religiosa, umana, la nostra fede, si basa sulla nostra determinazione individuale o di risorse limitate»: se il potere vuole «mettere a tacere il Vangelo, non significa che non abbiamo più un posto in questa società». Anzi. Per il cardinale questo è il momento di essere ancora più presenti, «accettando questa sfida come la norma per il nostro modo di vivere». Ciò significa che «quando gli altri usano la forza, ci sarà sempre la tentazione di rispondere allo stesso modo. Ma noi dobbiamo rispondere per ciò che siamo. Seguaci di Gesù Cristo. Parlando della verità nella carità».

PREGARE PER AVERE CORAGGIO. Quindi occorre continuare a «parlare contro ogni forma di discriminazione, di ingiustizia sociale o contro la ridefinizione del matrimonio e le minacce alla dignità della vita», insieme però, «la missione di tutti noi, ma soprattutto dei laici, è quella di coinvolgere la cultura nella buona notizia che viene solo da Gesù Cristo». E quindi necessario che «la nostra fede, si rifletta non soltanto nel culto e nei nostri atti di carità personale, ma anche educativi, sanitari, sociali e missionari».
Infine ha concluso l’omelia così: «Preghiamo che attraverso la potenza dello Spirito Santo, possiamo essere suoi testimoni. In presenza di nostro Signore ci inginocchiamo. C’è un tempo per stare in ginocchio. Ma anche un tempo in cui dobbiamo stare in piedi… Pregate dunque anche per avere il coraggio e con coraggio e con gioia proteggere la nostra libertà in modo che possiamo continuare a vivere la fede e trasformare il mondo in cui viviamo (…) abbiamo semplicemente bisogno di stare in piedi – per difendere ciò che è giusto, per difendere ciò che è nostro, per difendere la libertà di religione. Rendiamo grazie a Dio per la chiamata, la libertà e il coraggio di lottare per la libertà religiosa».