Union Jack: quarta notte di violenza a Belfast

50 le persone ferite, 70 i fermi. E sabato sarebbero comparse anche alcune armi da fuoco. Nel Nord Irlanda proseguono da ormai un mese le proteste contro la rimozione della bandiera britannica da alcuni palazzi.

Quarta notte consecutiva di scontri a Belfast. La protesta lealista contro la rimozione dell’Union Jack dal palazzo del Belfast City Hall, approvata con una mozione ormai più di un mese fa, continua a fasi alterne da ormai da inizio dicembre, con manifestazioni pacifiche che spesso si chiudono in violenza. Da una parte gli unionisti, dall’altra la polizia, tante volte oggetto di lancio di oggetti di ogni sorta. Anche ieri è accaduto così: un corteo ha invaso Short Strand, nella zona est della città, ma appena prima che si chiudesse, ecco che gli agenti della PSNI sono stati colpiti con mattoni, transenne, bottiglie, con scontri poi proseguiti a lungo nelle ore più buie.

SPARI CONTRO LA POLIZIA. Le scene peggiori si erano però viste il giorno prima, sempre nel centro della capitale nordirlandese. Qui un migliaio di manifestanti si erano fatti trovare fuori dal Belfast City Hall, per una protesta pacifica. Finita la marcia, molotov e mattoni hanno preso il posto delle bandiere, ed è scoppiata la guerriglia: il conto dei feriti e degli arrestati aumenta di giorno in giorno. 50, ad oggi, le persone portate in ospedale, la gran parte agenti, mentre 70 sono i fermi. Tra questi anche un uomo di 38 anni, che possedeva una pistola: diversi poliziotti hanno denunciato la presenza di alcune armi da fuoco tra i manifestanti. Per molti, l’intensità e l’organizzazione crescente degli scontri è sinonimo di un’unica regia all’origine, e si teme un coinvolgimento di gruppi paramilitari.