Forse arriverà un giorno in cui la parola “felicità” sarà tolta dai dizionari perché desueta. Al suo posto funziona già a pieno regime il mito del “benessere psicofisico”. A differenza della felicità, che chiede conto alla persona di una totalità integrale di sguardo sul mondo e su di sé, il benessere psicofisico è un grande supermercato che può essere suddiviso in settori, frammentando l’anima in un mosaico di bisogni. Ne deriva l’impressione falsata che ci sia un incremento di risorse a nostra disposizione e che – come in una casa ben ordinata – ci sia il “posto” giusto per ogni necessità.
In Giappone, ad esempio, sono nati i crying café, locali pubblici che ospitano persone che vogliono piangere. Ci sono drink dai nomi lunghissimi che evocano ogni specie di delusione. «In un paese dove la repressione delle emozioni è quasi un dovere sociale, creare uno spazio in cui concedersi la fragilità è diventato non solo terapeutico, ma necessario». Lascia attoniti immaginare un bar di anime ...
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