Una sfiducia condivisa – e due atteggiamenti divergenti
Nel suo Conservatorismo di ieri e di oggi Danilo Breschi ricorda che, dopo la crisi finanziaria del 2008 e le incertezze innescate dalla pandemia, «parlare oggi di conservatorismo non è più un tabù» e anzi risponde al bisogno diffuso di un riparo simbolico contro l’ansia di modernità e un regime psicologico segnato da aspettative ormai decrescenti. Questa osservazione lascia trasparire una motivazione del tendenziale, ma forse fragile, successo contemporaneo del conservatorismo. Pare collocarlo, cioè, nell’alveo di un’attitudine reattiva: ampiamente motivata, ma anche condizionata, da un sentimento di apprensione le cui ragioni sono evidenti – e per certi versi, si potrebbe anche dire, convincenti.
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