Un #MeToo per chi è perseguitato a causa della fede

La pagina pubblicitaria di Acs che chiede attenzione per tutte quelle donne che sono state violentate a causa della loro fede

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Sul numero in edicola di Vanity Fair, la rivista più patinata che c’è, è uscita una pagina di pubblicità molto particolare e controcorrente. È opera di Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione pontificia che si occupa di seguire e raccontare le sofferenze e le opere dei cristiani nel mondo e che ogni anno redige un rapporto per raccontarne le persecuzioni subite.

Che Acs acquisti una pagina su un importante settimanale femminile può apparire una provocazione. In realtà è una richiesta di aiuto affinché #MeeToo, la campagna che in tutto il mondo ha chiesto più attenzione per le donne e le molestie da loro subite, sia per tutte, anche per coloro che sono sottoposte a stupri, torture e mortificazioni in nome della libertà di fede.

La campagna Metoo ha coinvolto attrici di Hollywood, personalità dello showbiz e, spesso, ha tracimato in istanze femministe che hanno banalizzato il pur nobile intento d’origine. Acs valorizza questo impegno ma chiede che sia rivolto anche per chi dal mondo patinato hollywoodiano e da quello mainstream dei media è spesso dimenticato. Come si vede dall’immagine della pagina pubblicitaria, si chiede che anche la voce di Rebecca, cristiana di 28 anni, violentata da Boko Haram; di Dalal, yazida di 21 anni, violentata dai terroristi dell’Isis in Iraq; e di suor Meena, 40 anni, violentata dagli estremisti indù in India, siano prese in considerazione dalle star planetarie del mondo del cinema.

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