La legalizzazione della marijuana porta al Colorado 2 milioni di dollari in tasse. Ma quanto costa in ricoveri?

Questa la cifra che il fisco di Denver ha incassato nel primo mese di marijuana libera a scopo ricreativo. Ma l’esempio di Londra dimostra che alla lunga la cannabis costa caro non soltanto alla salute

Gli effetti della legalizzazione della marijuana si vedono in Colorado e, come si prevedeva, a gioire è soprattutto il fisco dello stato americano, che ieri ha ufficializzato che, nel primo mese di vendita libera della cannabis, ha incassato all’incirca 2 milioni di dollari in tasse. Non è una cifra astronomica per lo stato di Denver, se si pensa che il loro budget annuale è stimato attorno ai 20 miliardi tuttavia quei soldi rappresentano un guadagno inatteso, costruito sulla doppia tassazione che il Colorado impone agli affari “in erba”: il 12,9 per cento dell’introito viene raccolto con le tasse sulla vendita, cui s’aggiunge un altro 15 per cento destinato ad una accisa. Se poi a tutto ciò si sommano i diritti di licenza e le ulteriori tassazioni imposte all’industria della marijuana a scopi medici, il “tesoretto” che il Colorado ha accumulato lo scorso gennaio sale a 3,5 milioni di dollari.

CAMPAGNE ANTI-DROGA TRA I BAMBINI. Soldi che in epoca di crisi non possono che fare gola, e stimolano i sostenitori della legalizzazione a muoversi con vigore anche in altri Stati dell’Unione. La marijuana non fa male, si continua a dire, anzi fa bene pure alle casse dello Stato. Dalla sua, il governatore dello Stato di Denver, John Hickenlooper, ha già fatto sapere che con quei soldi proporrà nuove campagne per informare la gente sui rischi legati al consumo di cannabis, con messaggi e pubblicità rivolte ai bambini, o che invitino la gente a non mettersi alla guida dopo aver fumato. Perché la marijuana non farà male e fa girare l’economia, ma non fa neanche troppo bene ed è meglio mettersi a posto la coscienza. Ma le sue sono tutte precauzioni che risultano inutili, specie se si fa i conti con le esperienze di altri Paesi dove, in passato, si è liberalizzata in parte la coltivazione o la vendita della marijuana. Eloquente quanto sta accadendo, ad esempio, in Inghilterra, dove il consumo e la produzione di cannabis sono tollerati dal 2004, anno in cui è stato abolito l’arresto per chi coltiva erba in casa. Una scelta che, ancora oggi, qualcuno guarda con favore, e anzi chiede di darle maggiore vigore: un anno fa l’Institute for social and economic research chiedeva la completa legalizzazione e tassazione della sostanza, che avrebbe rifornito il fisco britannico con 250 milioni di euro annui.

I RICOVERI IN GRAN BRETAGNA. Non si faceva i conti però sui tanti danni che questa scelta ha portato in un decennio: la legge che consente un massimo di nove piantine a testa, ma gli abusi sono cresciuti tanto che, rivelava a febbraio un’indagine di Itv, la polizia sequestra ogni mese 656 coltivazioni in media, un numero cresciuto del 39 per cento negli ultimi 5 anni. Ciò che però più spaventa e ha portato molti a cambiare il proprio parere sulla legalizzazione (il dietrofront più famoso è stato quello del The Independent) sono i danni all’organismo umano, e i crescenti ricoveri da abuso: in 10 anni sono schizzati da 1600 a 22 mila. Tra i più colpiti, chiaramente, i giovani: in 3 anni sono cresciuti del 50 per cento i minorenni finiti in ospedale dopo aver fatto uso di marijuana. La British Lung Foundation, charity che si occupa di salute e dipendenze, nel 2012 ha pubblicato uno rapporto composto da 80 studi, puntando il dito contro la scarsa percezione che gli inglesi hanno dei danni provocati dal consumo di cannabis. Con costi per la sanità pubblica che vanificherebbero qualsiasi vantaggio economico che la legalizzazione potrebbe portare.