Il progetto incompiuto del federalismo, il partito post-ideologico e le scelte coraggiose sui temi antropologici, infine la fede. Ricordo del leader leghista
Il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi nel 2019 (foto Ansa)
Conobbi Umberto Bossi alla fine degli anni Settanta, quando venne a trovarci nella piccola sede di Alleanza cattolica a Milano per parlarci di quello che allora era ancora un progetto. Non ci convinse, ma indubbiamente c’era in lui qualcosa che annunciava un futuro imminente, che sarebbe maturato nel 1989 con l’abbattimento del Muro di Berlino.
Bossi, recentemente scomparso, aveva ereditato dal leader dell’Union Valdôtaine, Bruno Salvadori, la passione per i movimenti autonomisti dell’arco alpino, che allora erano piccolissimi gruppi di intellettuali che difendevano i dialetti e custodivano le memorie storiche dei territori, ma non organizzavano altro se non piccole iniziative culturali locali. Il suo merito fu di confezionare un “vestito” politico all’insieme di questi corpi, unendo i veneti della Liga, che esisteva già prima di quella lombarda, con appunto la Lega lombarda e con quelle piemontese, ligure ed emiliano-romagnola. Questa iniziativa toccava un nervo scoperto della storia ...
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