Ue, mais Ogm verso il via libera. Ma perché l’Europa lo teme?

Martedì il Consiglio di Bruxelles non è riuscito ad arrivare a una decisione sul Tc1507 e ora si attende l’ok alla coltivazione dalla Commissione.

mais-ogm«Nessun nuovo argomento». Con queste parole il commissario Ue Tonio Borg ha respinto la lettera che 12 Paesi dell’Unione, tra cui l’Italia, hanno scritto contro il mais Ogm Tc1507, che andrà incontro ad una approvazione da parte della Commissione dopo il voto dello scorso 11 febbraio. Nella missiva non c’è nulla di più di quanto già emerso durante il Consiglio Affari generali di martedì, dove una decisione sulla coltivazione del mais transgenico era saltata per mancanza della maggioranza qualificata, per quanto i ministri europei riuniti avessero espresso la loro contrarietà.

IMMOBILISMO: 13 ANNI DI DISCUSSIONI. Insomma, dall’immobilismo dei ministri Ue non se ne esce, e così la Commissione procederà verso un’autorizzazione della coltura transgenica “legalmente obbligata” dalle norme procedurali, scegliendo in base ai dati scientifici che ha in mano: l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, per sei volte ha dato parere positivo al mais. A settembre era intervenuta anche la Corte di Giustizia europea: interpellata dai produttori dell’ogm, gli americani di Pioneer, per i ritardi della Commissione nel prendere una decisione, aveva invitato Bruxelles ad accogliere i pareri del suo ente scientifico, in assenza di diverse decisioni dai Governi. Dei giudizi scientifici, però, si è continuato a non tenere conto, tra paura e scetticismo, ragioni politiche ed elettorali.

PIRALIDE, FARFALLE E FALENE. E così eccoci a oggi, al flop del Consiglio e all’accelerazione della Commissione, che mette fine a un dibattito lungo 13 anni, durante i quali, quando si attendeva che a intervenire fosse la politica è prevalsa invece l’empasse. Il tutto di fronte a un verdetto scientifico positivo sul mais Tc1507: rispetto alla pianta convenzionale contiene due geni, uno che gli permette di tenere lontano la piralide, lepidottero che danneggia i raccolti, un altro che lo rende tollerante al glufosinato ammonio, un erbicida. Ma c’è chi non si fida, e teme che il Tc1507 possa contaminare le altre coltivazioni e sconvolgere le biodiversità, mettendo in pericolo non soltanto la piralide ma anche falene e farfalle, che per il mais non sono pericolosi. Il tutto ricorrendo spesso all’accusa con cui, sempre più spesso, la comunità scientifica viene screditata: il lobbismo. Sui giornali è ormai prassi consolidata: quando una ricerca asseconda le idee dell’opinione pubblica allora dietro c’è un ottimo ricercatore che non teme la verità. Se invece, come questa volta, gli studi provano il contrario, allora lo scienziato di turno dev’essere “per forza” legato a qualche lobby, ipotizzando intrallazzi con la multinazionale di turno.

GLI AGRICOLTORI. E gli agricoltori? Al di là del parere di Coldiretti (sempre contraria agli Ogm), c’è da credere che tanti contadini sarebbero sicuramente favorevoli alla nuova coltura. Specie in Italia, dove i danni provocati dalla piralide sono stati enormi negli ultimi anni: la micotossina contenuta nelle sue feci rende il mais cancerogeno e inutilizzabile, i lunghi periodi di siccità delle ultime estati hanno contribuito alla diffusione di questo lepidottero tanto che, come vi avevamo raccontato, il raccolto del 2012 era per circa un terzo da buttare. Con un danno enorme in termini economici, anche perché per nutrire gli allevamenti si è stati costretti ad importare soia e mais dagli Usa, ovviamente Ogm, a prezzi ben maggiori.

IL MON810. Resta da capire ora come evolverà la vicenda, ma al di là di tutto paiono insensate le paure di chi vede nella scelta della Commissione Ue una chiave che aprirà i campi europei agli Ogm. Pare improbabile che l’Italia concederà alla coltivazione del Tc1507: come infatti già avvenuto per il Mon810, mais Ogm prodotto da Monsanto la cui coltivazione è legale in Europa dal ’98, dal ministero della Salute potrebbe arrivare un altro stop. Solo a Vivaro, vicino a Pordenone, si è riusciti a sfruttare un cavillo burocratico per ottenere l’ok alla semina: a ottobre hanno fatto la prima trebbiatura.