«L’Ue nomini subito un inviato per la libertà religiosa»

Di Redazione
26 Agosto 2025
L'appello al Meeting di Rimini della Consulta italiana per la libertà religiosa o di credo: «La libertà di religione e di convinzione è, e rimane, la base per la pace»
L'incontro al Meeting di Rimini promosso dalla Consulta italiana per la libertà religiosa o di credo
I partecipanti all'incontro al Meeting di Rimini promosso dalla Consulta italiana per la libertà religiosa o di credo (foto Meeting)

Un forte appello è stato lanciato ieri, 25 agosto, dal palco del Meeting di Rimini affinché l’Unione Europea nomini senza ulteriori ritardi un nuovo inviato speciale per la libertà religiosa. L’occasione è stata l’incontro “Costruttori di dialogo, libertà religiosa e pace”, promosso dalla Consulta italiana per la libertà religiosa o di credo, che ha riunito esperti, rappresentanti delle istituzioni e realtà della società civile impegnate nella tutela di questo diritto fondamentale.

La lentezza sospetta dell’Ue

«È anche per questo che è importante che tutti i governi si dotino di un inviato speciale per la libertà religiosa, capace di mantenere alta l’attenzione su questo diritto e garantirne la centralità nelle scelte politiche», ha dichiarato Daniela Canclini, vicepresidente della Consulta. «Inclusa l’Unione Europea, che non ha ancora nominato un nuovo inviato speciale, nonostante la scadenza del mandato precedente risalga a diversi mesi fa».

L’urgenza è stata ribadita anche da Davide Dionisi, inviato speciale del governo italiano per la promozione della libertà religiosa e per la tutela delle minoranze religiose nel mondo, il quale ha evidenziato i tanti progressi raggiunti nei primi due anni dalla sua nomina. «L’auspicio è che tale attivismo abbia fatto da apripista e rappresenti anche una base per una figura istituzionale europea che, almeno da quello che abbiamo verificato fino ad oggi, stenta a decollare», ha affermato Dionisi ricordando inoltre che «la libertà di religione e di convinzione è, e rimane, la base per la pace».

Non c’è libertà senza liberazione

L’incontro, moderato da Andrea Avveduto, responsabile della comunicazione dell’Associazione pro Terra Sancta e membro della Consulta per la libertà religiosa, ha voluto sottolineare come la libertà religiosa sia non solo un diritto umano fondamentale, ma anche uno strumento di pace e coesione sociale. In questo senso, il cardinale Jean-Marc Vesco, arcivescovo di Algeri, ha sottolineato che «oggi la libertà di coscienza e quindi la libertà religiosa sono dei valori che devono essere affermati e difesi», ma per farlo dobbiamo «considerare la loro complessità». Il porporato è al meeting in occasione della mostra Chiamati due volte. I martiri d’Algeria, promossa da Fondazione Oasis e Libreria Editrice Vaticana.

Il biblista don Massimo Carlino ha ricordato che «nella Bibbia all’inizio di ogni diritto di libertà, troviamo un’esperienza di liberazione. Primo frutto della liberazione è un patto di Alleanza con l’autore della liberazione, ossia Dio. L’evento fondamentale della storia di Israele è rappresentato dall’esodo egiziano: l’esperienza dell’Esodo dimostra che la libertà è una libertà da qualcosa/qualcuno (schiavitù/Egiziani). Le Dieci Parole sono per Israele il modo per vivere la vera libertà, perché bisogna essere educati alla libertà».

L’importanza dell’educazione

Massimiliano Tubani, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha posto l’accento sulla necessità di vigilare anche in ambito occidentale: «La libertà religiosa resta un indicatore decisivo della tutela della dignità umana. È necessario interrogarsi criticamente sul rispetto di questo diritto anche all’interno delle nostre società».

Nel suo intervento, Mauro Giacomazzi, focal point per l’educazione della Fondazione Avsi, ha ricordato il ruolo cruciale dell’educazione nella costruzione della pace: «La convivenza pacifica nasce quando ci si scopre parte di una stessa umanità. L’educazione non è solo trasmissione di competenze, ma è soprattutto un incontro che cambia lo sguardo, permettendo di riscoprire il proprio valore e, di conseguenza, il valore infinito dell’altro».

A concludere i lavori è stato Michele Brignone, direttore della Fondazione internazionale Oasis e membro della Consulta per la libertà religiosa. «La libertà religiosa – ha affermato – va promossa con intelligenza e realismo, a partire dai legami costruiti sul terreno e deve andare di pari passo con la promozione del dialogo interreligioso ed una tessitura paziente dei rapporti a livello locale».

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