Ucraina, tutti i punti (interrogativi) di una trattativa difficile

Mercoledì Putin, Poroshenko, Hollande, Merkel, insieme a rappresentanti dei ribelli separatisti e dell’Osce, si riuniranno a Minsk per cercare di mettere fine alla guerra nel Donbass

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putin-hollande-merkel-ucraina-shutterstock_224224408Di certo c’è solo il numero dei partecipanti. Mercoledì i leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina si riuniranno a Minsk per cercare di raggiungere un accordo e mettere fine alla guerra che nell’est dell’Ucraina è cominciata ad aprile e ha già fatto più di cinquemila morti. Ma gli interessi in gioco, da una parte e dell’altra, sono molto diversi tra loro e i punti interrogativi superano di gran lunga le certezze.

CESSATE IL FUOCO. Il primo obiettivo della trattativa nella capitale bielorussa è il cessate il fuoco. Si combatte ancora a Debaltsevo, infatti, dove i ribelli hanno ormai circondato la città e gli ottomila soldati ucraini che si trovano all’interno. La tregua cominciata venerdì per evacuare la popolazione è finita e i combattimenti sono ripresi, anche se non tutti i cittadini hanno voluto andarsene. Debaltsevo è un importante snodo ferroviario e autostradale che permetterebbe ai ribelli di collegare meglio le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk strappate a Kiev.

COSA CHIEDE LA RUSSIA. Secondo quanto filtrato negli ultimi giorni, a Minsk Vladimir Putin chiederà di firmare una tregua basata sui confini attuali, che comprenda anche le ultime conquiste territoriali dei ribelli; forte autonomia per le province di Donetsk e Lugansk; rallentamento dell’adesione ucraina all’Unione Europea; promessa da parte della Nato di non includere l’Ucraina tra i suoi membri; inchiesta sui crimini di guerra commessi dalle truppe ucraine; immunità giudiziaria per i ribelli separatisti; riconoscimento nella Costituzione ucraina dell’autonomia linguistica e culturale dell’est (dove i russofoni spesso sono la maggioranza); libertà di scelta per Donetsk e Lugansk di aderire all’Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakhstan; smobilitazione delle milizie volontarie filo-ucraine, accusate (al pari di separatisti ed esercito ucraino) da più organizzazioni internazionali di crimini contro l’umanità.

COSA CHIEDE L’UCRAINA. Il presidente ucraino Petro Poroshenko, invece, mercoledì chiederà che la tregua non riguardi gli ultimi territori conquistati dai ribelli, ma quelli previsti già dal vecchio accordo di Minsk del 5 settembre; accetterà di offrire una certa autonomia all’est dell’Ucraina ma senza una divisione federale del Paese; pretenderà il ritiro immediato dall’Ucraina di tutte le truppe russe in incognito e la fine delle forniture di armi russe ai ribelli; libertà per l’Ucraina di aderire all’Ue e alla Nato; processi per i ribelli; ritorno a un accordo energetico vantaggioso con Mosca e controllo dei confini tra Russia e Ucraina.

PUNTI INTERROGATIVI. La distanza tra le parti è molto ampia e ci sono tanti punti interrogativi. Non è chiaro come i ribelli potrebbero essere convinti a cedere i territori conquistati finora, dopo molte battaglie vittoriose, né come la Russia potrebbe ritirare truppe che non ha mai ammesso essere entrate in Ucraina. Kiev del resto non è mai riuscita a dimostrare la loro presenza sul terreno. Se sui processi per crimini di guerra da entrambe le parti potrebbe essere trovato un accordo, magari sotto banco, così come per l’avvicinamento dell’Ucraina all’Ue, sulla Nato non c’è possibilità di compromesso e qualcuno dovrà cedere. L’accordo è lontano anche sul tipo di autonomia da garantire al Donbass. Nessuno ha parlato invece della Crimea: sembra che Putin sia già riuscito a convincere le parti che ormai sull’annessione alla Russia decretata da referendum non si può tornare indietro.

Meeting Asem foto Shutterstock

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