L'Ong viene tacciata di "putinismo" dopo aver criticato le tattiche militari dell'esercito ucraino. I media non accettano critiche a Kiev ma, è bene ribadirlo, non basta stare dalla parte giusta per diventare "buoni"
Il tweet dell'ambasciata russa nel Regno Unito a onore e lode del rapporto di Amnesty International sulle tattiche contrarie al diritto internazionale utilizzate dall'esercito ucraino in guerra, non poteva che destare sospetti e immediate levate di scudi. E così è stato. Il report pubblicato il 4 agosto ha provocato, dopo 24 ore, le dimissioni della direttrice della sezione ucraina dell'Ong, Oksana Pokalchuk, e le critiche di mezzo mondo.
Il rapporti di Amnesty non è "putiniano"
Nessuno ha dimostrato che il contenuto del rapporto di Amnesty International sia sbagliato. A scatenare la rabbia dei media è stato un problema di fondo e cioè che non si può criticare un paese ingiustamente aggredito nel bel mezzo di un'invasione. È sconveniente, potrebbe dare fiato alle trombe della propaganda avversaria. E dunque, anche fosse vero, non si fa.
Pur dispiacendosi per il polverone sollevato dal rapporto, l'Ong ha difeso il lavoro dei suoi ricercatori domenica sottolineando in una nota, ancora un...
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