Tutti i numeri delle carceri italiane (e andrà sempre peggio)

Sovraffollamento, migliaia di persone in attesa di sentenza definitiva, carenze d’organico, mancanza di strutture adeguate, tagli ai finanziamenti. Di positivo? I volontari

I numeri sono ufficiali. Provengono dall’elaborato del Dipartimento Affari Penitenziari, fatto pervenire al costituzionalista Andrea Pugiotto dal capo del Dap Giovanni Tamburino. Descrivono la situazione drammatica delle carceri italiane. Alla documentazione aveva fatto riferimento il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitiano, durante l’incontro con la delegazione dei firmatari della lettera per l’amnistia, il 27 settembre scorso.

POPOLAZIONE DETENUTA. Il documento del Dap è aggiornato al 31 luglio del 2012. Stando ai parametri determinati dalla legge italiana, che fissano un criterio di 9 metri quadrati per persona, la capienza delle carceri italiane è di 45.588 detenuti. La popolazione carceraria la supera ampiamente arrivando a 66.009. Di questi, 27.013 sono ancora in attesa di sentenza definitiva. Con l’ultimazione delle carceri in costruzione e le ristrutturazioni si dovrebbe arrivare a fine 2012 a 53.159 posti, ancora ampiamente al di sopra della capienza massima. Più del 60 per cento degli italiani detenuti sono finiti in carcere oltre quattro volte.

DISABILI E MADRI IN CARCERE. I detenuti con disabilità motoria hanno a disposizione soltanto due centri adatti: a Parma e Bari. L’amministrazione penitenziaria si sta adoperando per raddoppiarli. In carcere ci sono attualmente 52 madri con 54 figli al seguito, ma soltanto San Vittore è in grado di ospitare le detenute incinte o con prole sotto i sei anni. Dieci o dodici posti, al massimo.

STRANIERI. Costituiscono il 35 per cento della popolazione carceraria e provengono da 149 paesi. Sono 23.773, di cui più di 10 mila in attesa di sentenza definitiva (la metà sta ancora aspettando il primo grado di giudizio). Benché i giudici abbiano nella disponibilità quella di provvedere, in certi casi, all’espulsione, ne fanno uso ridotto.

MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE. Il documento parla anche della detenzione domiciliare. A fine luglio erano 20 mila i condannati che scontavano la pena al di fuori del carcere. Le revoche, per andamento negativo, nel primo trimestre, sono state pari a poco più del 4 per cento, dimostrando l’efficacia delle misure alternative.

LAVORO. Il budget per il lavoro dei detenuti? Non basta nemmeno per la gestione quotidiana dell’istituto penitenziario: servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato. Le commesse per la realizzazioni di suppellettili (letti, armadietti, sedie, etc) non mancano, però, dopo numerose decurtazioni, i finanziamenti si attestano a poco più di 3 milioni di euro nel 2012. Stessa sorte toccata ai finanziamenti alle colonie agricole, che da 8 milioni di euro si riducono a poco più di 1 milione. Con la legge “Smuraglia” del 2000, 1188 detenuti sono stati assunti da cooperative e imprese esterne, la maggior parte lavorando in carcere. Però dalla sua introduzione il budget non è mai stato adeguato. Sono stati tagliati i finanziamenti anche alle attività trattamentali: dai 3 milioni e mezzo del 2005 si è passati a 1 milione e 300 mila euro nel 2012.

PERSONALE E VOLONTARI. Il deficit dell’organico si attesta a quasi 6 mila funzionari penitenziari. Mancano inoltre 12 direttori di istituto. In compenso ben 9.825 volontari svolgono sostegno al detenuto o alla sua famiglia, attraverso attività sportive, ricreative, culturali, formazione al lavoro e religiose.

LA CONCLUSIONE DEL DAP. Il documento, firmato dal capo del dipartimento, Giovanni Tamburini, si conclude con un’amara constatazione che si somma al problema del sovraffollamento carcerario: «Più in generale a causa dell’attuale crisi economica è diminuito il coinvolgimento dei detenuti nelle attività lavorative e trattamentali e gli ulteriori ed annunciati tagli a personale e risorse comporteranno verosimilmente un ulteriore aggravio della situazione».