A spingere i turchi in piazza è la paura di svegliarsi domani in uno Stato islamico

Erdogan ha triplicato il reddito pro capite dei turchi ma la gente ha paura che il paese prenda una svolta islamica

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Recep Tayyip Erdogan protesta i grandi successi del suo governo in campo economico e grida al complotto internazionale contro la Turchia. Ma i motivi che stanno dietro le proteste di piazza che si susseguono dal 31 maggio sono altri. In undici anni di potere l’Akp ha triplicato il reddito pro capite dei turchi e portato il paese al 17esimo posto della classifica mondiale dei Pil.

Se nonostante tutto questo un vasto scontento si è diffuso nel paese e gli oppositori di sempre insieme ai giovani si sono presi il rischio di sfidare in piazza il potere, è perché molti avvertono che la Turchia potrebbe trovarsi alla vigilia di una svolta senza ritorno in direzione islamista, legata agli eventi che incendiano la regione. In particolare il sostegno diplomatico e segretamente militare agli oppositori della Coalizione nazionale siriana che si riuniscono a Istanbul e hanno le loro basi a cavallo del confine turco-siriano incontra una crescente opposizione da parte della popolazione turca.

Molti turchi leggono la guerra civile siriana come un’operazione da parte di governi di tendenza islamista (Arabia Saudita, Qatar, Turchia) per far cadere l’unico governo laico dell’area, quello appunto siriano. L’autoritarismo del regime degli Assad, ben più pervasivo delle tentazioni autoritarie di Erdogan, viene più facilmente perdonato da molti turchi in quanto comunque sotteso da una concezione laica della politica e soprattutto della vita pubblica. Una vittoria dei ribelli contro il regime di Damasco porterebbe alla creazione di una repubblica islamica siriana governata dai Fratelli Musulmani, o peggio, ai confini della Turchia. Che a quel punto verrebbe più facilmente risucchiata nella spirale islamista.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •