Turchia, cortei in tutto il paese. Erdogan contro i social network: «Una minaccia»

Il ministro dell’Interno ha annunciato che sono state arrestate più di 1.700 persone. I cortei, convocati su Facebook e Twitter, sono diventati ben presto manifestazioni contro le politiche del governo del premier del partito islamico Akp

La protesta contro l’abbattimento degli alberi di in un parco di Istanbul per far posto a un centro commerciale si è trasformata ben presto in una manifestazione contro il governo del premier Erdogan: la reazione violenta della polizia contro i manifestanti di sabato in piazza Taksim ha anzi fornito da detonatore alla protesta, che è proseguita oggi e ha visto i cortei moltiplicarsi in tutto il paese. Proteste “della birra” e proteste “dei baci” sono state convocate in altre città in polemica con le politiche troppo restrittive e dal sapore decisamente poco laico adottate dal governo.

TWITTER, UNA MINACCIA. Oggi il premier Erdogan se l’è presa con i social network (perché la gran parte delle manifestazioni sono state convocate proprio via Facebook e Twitter), definendoli «una minaccia per la società». Il ministro dell’Interno turco Muammer Guler ha annunciato che la polizia ha arrestato oltre 1.700 persone a Istanbul, Ankara e decine di altre città da quando sono iniziate le proteste e che le manifestazioni sono state 235 negli ultimi quattro giorni. Secondo Amnesty International due persone sarebbero morte negli scontri di sabato a Istanbul, ma la notizia non è stata confermata. È invece confermato che quattro dei feriti di sabato (sarebbero un migliaio in tutto) hanno perso la vista a causa dei gas lacrimogeni sparati dalla polizia. Il premier Erdogan ha ammesso l’uso eccessivo della forza da parte della polizia e si è scusato per l’accaduto.