Tunisia, guai a vendere alcol. I salafiti distruggono i negozi e accoltellano un poliziotto

I salafiti sabato sera hanno attaccato i rivenditori di alcol di un quartiere povero di Tunisi. Proprio lì c’è una moschea, che costituisce « la base militare dei salafiti».

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La Tunisia, il paese più laico del mondo arabo, a oltre un anno dalla cacciata del dittatore Ben Ali continua a lottare per non diventare un paese islamista, anche se gruppi estremisti islamici vorrebbero uno Stato dominato dalla sharia. Sabato sera, a Tunisi, un gruppo di estremisti salafiti ha attaccato i proprietari di un gruppo di negozi che vendono alcol, vietato ai musulmani secondo la legge islamica.

ACCOLTELLATO IL COMANDANTE DELLA POLIZIA. La polizia è intervenuta per fermare le violenze e gli estremisti si sono scagliati contro i poliziotti, ferendo il comandante Wissam Ben Sliman. Un membro del sindacato della polizia ha dichiarato a Reuters: «L’hanno accoltellato al collo. Ora è in ospedale in condizioni critiche». L’attacco è avvenuto nel quartiere povero di Dawar Hicher, dove la polizia era già stata assalita dai salafiti.

BASE MILITARE DEI SALAFITI. Secondo il sindacalista Sami Gnaoui, in quel quartiere alla periferia di Tunisi c’è una moschea che è diventata «come una base militare dove i salafiti nascondono bombe molotov, coltelli e bastoni». Lo scorso mese, i salafiti avevano anche assalito un hotel a Sidi Bouzid, da dove è partita la rivoluzione tunisina, distruggendo bottiglie e mobilio, perché vendeva alcol.

TUNISIA, PAESE ISLAMICO? I salafiti vogliono che la Tunisia diventi un paese islamico, governato dalla sharia. Ennahda, partito islamista al potere dopo le prime elezioni democratiche post-rivoluzione, si è alleato per governare con due partiti laici e ha promesso di non bandire l’alcol e di non imporre la legge islamica.

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