Triplo tap, colpito a Beirut il palazzo accanto a noi
La morte arriva con un fischio e una sorda esplosione. Un missile squarcia l’aria nel quartiere sciita, proprio sotto la collina di Achrafieh, la zona cristiana che fino a ieri sembrava sicura. Ora non lo è più. La morte si materializza davanti ai nostri occhi mentre, con i colleghi della Rai, ci dirigiamo verso l’area appena evacuata. La polizia aveva già recintato la zona, ma nessuno immaginava che un missile israeliano potesse arrivare fino a qui. Eppure è successo.
Per tutto il giorno abbiamo sentito il ronzio dei droni, altissimo e invisibile nel cielo. Ora sappiamo cosa cercavano: un appartamento al quinto piano di un palazzo. Osserviamo. La saetta del missile si fa sentire più che vedere. L’esplosione è assordante, ma non è l’unica. Si chiama “doppio tap”: un primo colpo per annientare il bersaglio, il secondo pochi minuti dopo per colpire i soccorritori.
Questa volta tutto è più veloce. Il secondo missile è ancora più potente. La nuvola nera si alza in cielo, unendosi alla prima. Poi altre esplosioni, probabilmente in un deposito. La polizia spara in aria per disperdere la folla. Tutto sembra finito, ma arriva il terzo tap, il terzo colpo: il più potente. Lo spostamento d’aria ci getta a terra, senza gravi conseguenze, ma dentro il palazzo, avvolto nella polvere, ci sono dei morti. Non sappiamo quanti. Pare siano comandanti iraniani di alto livello della divisione Hussein.

Una nuova guerra
La Croce Rossa attende prima di entrare: l’aria è irrespirabile. Noi siamo coperti di polvere. I soccorritori entreranno più tardi, e la conta dei morti non terminerà presto. Si dovrà scavare sotto le macerie.
Il bersaglio dell’attacco israeliano è chiaro. Avevano avvertito: se l’esercito libanese non disarmerà Hezbollah, lo faremo noi. Israele colpisce i capi della milizia sciita e le guardie della rivoluzione iraniana nascosti a Beirut. E prepara un attacco di terra.
Da parte loro, iraniani ed Hezbollah promettono attacchi congiunti contro Israele.
Gli Stati Uniti esortano il presidente libanese Joseph Aoun a cambiare i vertici dell’esercito regolare, che finora non si è mosso per disarmare la milizia. Ma si teme che i reparti delle forze armate possano dividersi tra cristiani e musulmani simpatizzanti dell’Iran.
Per la gente di Beirut, questo potrebbe essere l’inizio di una nuova guerra civile.
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