Tra le righe del trattato tra Ue e Mercosur c’è qualcosa di più di un accordo commerciale

Di Tiziano Pozzi
26 Gennaio 2026
I motivi di principio e i problemi di dettaglio che hanno spinto gli agricoltori a protestare e il Parlamento europeo a richiedere il parere dei giudici sulla legittimità dell’intesa appena firmata in Paraguay
L’applauso degli agricoltori riuniti a Strasburgo per protestare contro l’accordo Ue-Mercosur alla notizia del voto dell’Europarlamento che ha rimesso la valutazione della legittimità del trattato nelle mani della Corte di giustizia dell’Unione Europea, 21 gennaio 2026 (foto Ansa)
L’applauso degli agricoltori riuniti a Strasburgo per protestare contro l’accordo Ue-Mercosur alla notizia del voto dell’Europarlamento che ha rimesso la valutazione della legittimità del trattato nelle mani della Corte di giustizia dell’Unione Europea, 21 gennaio 2026 (foto Ansa)

Quello che avrebbe dovuto rappresentare il traguardo di una lunga trattativa diplomatica durata oltre venticinque anni si è trasformato, nel giro di poche ore, in un clamoroso stallo istituzionale. Il 21 gennaio 2026, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che richiede alla Corte di giustizia dell’Unione Europea un parere vincolante sulla legittimità dell’accordo commerciale con il Mercosur. Questa decisione sposta la responsabilità sul tribunale di Lussemburgo, bloccando di fatto qualsiasi votazione finale fino almeno al 2027, dato che il periodo stimato per la pronuncia si aggira tra i diciotto e i venti mesi.

Il fulcro della protesta

Durante la votazione, le strade di Strasburgo sono state teatro di una massiccia protesta: migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa si sono radunati in città con i propri trattori. Per le principali organizzazioni agricole, come Coldiretti, Cia e Confagricoltura, il rinvio alla Corte rappresenta una vittoria contro un accordo percepito come «sleale».

Il fulcro della protesta non riguarda il rifiuto del commercio in sé, ma la totale mancanza di reciprocità nelle regole applicate. Gli agricoltori denunciano un paradosso insostenibile: mentre l’Europa impone standard ambientali e sanitari sempre più stringenti, l’accordo rischia di favorire l’ingresso di prodotti sudamericani ottenuti con costi inferiori e l’uso di princìpi attivi vietati nell’Ue da decenni.

Il nodo dei fitofarmaci vietati e i controlli insufficienti

Si evidenzia inoltre una problematica etica significativa: l’Europa produce ed esporta verso il Mercosur circa 7 mila tonnellate di fitofarmaci il cui utilizzo è vietato nei propri campi, che potrebbero rientrare nel mercato europeo tramite i prodotti agricoli sudamericani (report del Centro Studi Divulga, 2024).

A questo si aggiunge la debolezza dei controlli alle frontiere: attualmente solo il 3 per cento delle merci che arrivano nei porti europei – come Rotterdam – viene fisicamente ispezionato. Anche se fosse mantenuta la promessa della Commissione di aumentare le ispezioni del 33 per cento, si arriverebbe solo al 4 per cento, un livello considerato insufficiente dalle organizzazioni agricole per garantire la sicurezza alimentare. Lo scenario appare particolarmente preoccupante per settori sensibili come la zootecnia e la risicoltura.

Inoltre, un aumento delle importazioni a condizioni più favorevoli potrebbe portare a una pressione al ribasso sui prezzi, con ripercussioni negative su intere filiere produttive.

La delusione di Confindustria e dei produttori di vino

Se il mondo agricolo vede il rinvio come una vittoria, quello industriale e dell’export vive invece momenti di profonda inquietudine. Secondo Confindustria, lo stop all’accordo mette a rischio circa 14 miliardi di euro per il sistema produttivo italiano: l’intesa avrebbe dovuto abbattere dazi dal 15 al 35 per cento su macchinari, prodotti chimici e automobili.

Un settore particolarmente colpito è quello del vino, con Federvini e l’Unione italiana vini (Uiv) che definiscono il voto come un vero e proprio «darsi la zappa sui piedi». Attualmente, i vini europei scontano in Brasile dazi del 27 per cento per i fermi e del 35 per cento per gli spumanti; il congelamento dell’accordo rischia di penalizzare ulteriormente la competitività italiana in un mercato dal valore di 500 milioni di euro, dove la quota italiana è ferma all’8 per cento.

In controtendenza emerge il comparto ortofrutticolo, che registra una bilancia commerciale positiva verso il Mercosur, ma teme comunque il rischio di dumping se i dazi venissero eliminati senza adeguate garanzie.

Una questione strategica

Il rinvio alla Corte solleva anche interrogativi sui meccanismi di riequilibrio previsti dall’accordo, che potrebbero consentire ai paesi sudamericani di chiedere indennizzi qualora l’Unione Europea inasprisse le proprie normative ambientali, minando l’autonomia del diritto comunitario. In questo quadro, quello con il Mercosur si configura come molto più di un semplice trattato commerciale: diventa il banco di prova della capacità dell’Unione Europea di coniugare ambizione geopolitica, sostenibilità e consenso democratico. Il messaggio che emerge da Strasburgo è inequivocabile: il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi e la transizione ecologica europea non deve tradursi nella desertificazione delle campagne continentali.

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