Trattativa Stato-Mafia, Ingroia rientra nel processo nelle vesti di avvocato. «Ho grandi stimoli»

Inizia la nuova vita dell’ex pm, che sarà difensore di parte civile. Il leader di Azione civile è anche commissario liquidatore di Sicilia e-servizi, società regionale per l’informatizzazione

Qualcuno lo aveva sospettato già qualche giorno fa, vedendolo in coda a Roma per pagare diritti di segreteria e iscrizione all’ordine degli avvocati: oggi, 26 settembre, però è cominciata ufficialmente la nuova vita di Antonio Ingroia, che da ex pm debutta come avvocato di parte civile (per l’associazione delle vittime di via dei Georgofili) al processo trattativa Stato-mafia.
Al via le udienze dopo la pausa estiva, e al via anche il nuovo lavoro: tutto sommato non dovrebbe cambiare moltissimo, Ingroia come legale di parte civile svolgerà un ruolo parallelo e sulla linea di quello dell’accusa che fino ad un anno fa lui stesso rappresentava (oggi i pm sono Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia). Per l’esattezza Ingroia sarà solo il sostituto processuale dell’avvocato Danilo Ammanato, che rappresenta l’associazione.

COME DI PIETRO. È probabile che già oggi stesso gli altri avvocati degli imputati sollevino una questione di incompatibilità. Intanto Ingroia ha già rilasciato dichiarazioni alla stampa: «Mi sento emozionato come un alunno il primo giorno di scuola» ha detto, mentre ha stretto le mani degli ex colleghi pm. «Per 25 anni ho svolto un ruolo su altri banchi e quello di oggi è un ruolo non meno importante. È importante che al fianco dello Stato, che fa la sua parte per accertare la verità, cioè la Procura, ci sia anche la società dei cittadini onesti rappresentata dalle associazioni dei familiari delle vittime. Sul piano professionale è un’esperienza che faccio con grande stimolo».

COME DI PIETRO. Ingroia non è d’altra parte l’unico pm passato dall’avvocatura oltre che dalla politica. Come e prima di lui, c’è già stato Tonino Di Pietro, che dismessa la toga di pm di Tangentopoli, è stato anche legale nel 2000, di Katharina Miroslawa, la protagonista di un celebre caso di cronaca nera.
Per Antonio Ingroia dunque inizia la nuova vita, la quarta per l’esattezza: la prima da pm, seguita dalla seconda da politico (tecnicamente è leader di Azione civile), e dalla terza che è iniziata tre giorni fa: quella di commissario liquidatore di “Sicilia e-servizi”, nominato e fortissimamente voluto dal governatore siciliano Rosario Crocetta.

L’INCARICO DA CROCETTA. “Sicilia e-servizi” è la società per l’informatizzazione della Regione siciliana, con un particolare assetto societario: la Regione ne possiede il 51 per cento, mentre il 49 per cento è del privato Sicilia e-servizi Venture. Come denunciato nei mesi scorsi proprio da Crocetta, però, «alla Sicilia e-servizi lavora la figlia del boss mafioso Stefano Bontade (fu capo della cupola di Cosa Nostra negli anni ’80, ndr.) e alla Venture il genero. Provvederemo immediatamente a commissariare la società, c’è stata una truffa da 200 milioni di euro».
Detto fatto, questo è proprio il compito che spetterà ad Ingroia, che dovrà anche liquidare la società, e che è stato nominato dopo un braccio di ferro burocratico tra il cda della società e Crocetta.
Il governatore in passato avrebbe voluto sempre Ingroia alla guida di Riscossione Sicilia Spa, l’ente per la raccolta delle tasse nell’isola, ma Ingroia fu stoppato dal Csm: all’epoca era ancora pm, seppure in aspettativa per fini elettorali. Palazzo dei Marescialli negò di concedere ad Ingroia il collocamento fuori ruolo e l’aspettativa, imponendogli anzi di riprendere il suo lavoro alla procura di Aosta. Ma lì il magistrato non c’è mai andato: poco tempo dopo, ha abbandonato la toga per sempre.