Texas. Giudici ordinano di mantenere in vita Terry Mace, in coma, ma i medici staccano la spina

I genitori avevano chiesto e ottenuto il sostentamento vitale per il figlio, 43 anni. I medici l’hanno negato «ingannando» la famiglia e parlando di “comfort care”

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terry-mace-texasTerry Mace, ex sergente di 43 anni del Texas, è morto lo scorso 2 aprile dopo che l’ospedale che lo aveva in cura ha deciso di staccargli i tubi per l’idratazione e l’alimentazione contro il volere della famiglia, alla quale un giudice aveva da pochi giorni affidato la tutela legale dell’uomo.

LASCIATELO MORIRE. Lo scorso 6 marzo Terry Mace è collassato a casa sua, nella città di Killeen, probabilmente per un attacco di cuore. La moglie Yvonne, dalla quale era separato da cinque anni e nel mezzo della causa di divorzio, l’ha raggiunto in ospedale e ha chiesto ai medici di non rianimarlo nel caso di un successivo attacco e di staccargli l’alimentazione e l’idratazione artificiali.

LA BATTAGLIA LEGALE. Informati della decisione, i genitori hanno contattato il Centro texano per la difesa della vita e l’avvocato Stephen Casey ha immediatamente chiesto al tribunale di affidare la tutela del paziente in coma ai genitori. «Dovevamo dargli almeno una possibilità di riprendersi. Il paziente aveva ripreso a respirare da solo e non sono rari i casi di persone che escono dal coma e riprendono coscienza».
Il 27 marzo i giudici hanno deciso di affidare la tutela legale di Terry Mace ai genitori e di non staccargli l’alimentazione e l’idratazione.

L’INTERVENTO DEI MEDICI. Nonostante l’ordine del tribunale, i dottori dell’ospedale Seton Medical Center Williamson hanno lo stesso privato l’uomo del sostentamento vitale dopo aver dichiarato alla famiglia che il paziente sarebbe stato posto in un regime di “comfort care”.
Lo scorso 1 aprile la famiglia si è accorta che i tubi per alimentazione e idratazione erano stati staccati e hanno ordinato ai medici di ripristinarli. Ma dopo poche ore, all’una di mattina del 2 aprile, Terry Mace è morto «disidratato».

«FAMIGLIA INGANNATA». Come dichiarato dal legale dei genitori Stephen Casey, «i dottori hanno informato la famiglia che Mace sarebbe stato posto in regime di “comfort care”» ma «la famiglia è stata ingannata, non sapendo quale trattamento corrisponde a questa dicitura»: cioè la sedazione perché il paziente non soffra in attesa che muoia per disidratazione.
Ora l’ospedale potrebbe essere denunciato dalla famiglia, che pensava che i termini “care” (cura) e “comfort” (benessere) riguardassero la vita e non la morte.

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