Terrorismo islamico. Le diverse reazioni all’interno del mondo musulmano davanti all’Isis

C’è chi nega che l’islam c’entri qualcosa, chi capisce che è necessario intervenire ma resta alla superficie e chi ha il coraggio di una denuncia radicale: «Riformiamo l’islam»

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Dopo ogni attentato compiuto da terroristi che si rifanno all’islam o allo Stato islamico, sia esso a Istanbul o a Dacca o a Baghdad, si assiste sempre allo stesso tipo di reazioni. C’è chi accusa l’islam di essere responsabile, chi nega qualsiasi coinvolgimento della religione, chi dà addosso genericamente al terrorismo e chi incolpa la povertà. Anche il mondo musulmano comincia a dividersi al suo interno.

NEGAZIONISMO. Una posizione, che si potrebbe chiamare negazionista e che tende a ignorare il problema, è stata espressa molto bene ieri dal Grande imam della Bosnia, Husein Kavazovic. Dal 2012 almeno 188 musulmani bosniaci sono partiti per la Siria e l’Iraq per ingrossare le fila dell’Isis. Davanti a questa emergenza, in occasione dell’Eid, la festa per la fine del mese sacro del Ramadan, ha dichiarato: «I giovani devono resistere a chi vuole radicalizzarli usando sconosciuti e distanti insegnamenti, presentati come islam e accompagnati da argomenti discutibili». Ciò che predica l’Isis, dunque, non avrebbe niente a che vedere con la religione di Maometto.

CAMBIARE L’EDUCAZIONE. Sono tanti però quelli che si rendono conto che il problema esiste, che affonda le sue radici nel Corano ma che non hanno il coraggio o la forza di proporre una soluzione forte, rimanendo così a metà del guado. È il caso del Marocco, dove il 2 luglio il ministro dell’Educazione nazionale ha annunciato che nei programmi scolastici, durante l’ora di educazione religiosa (fino a un mese fa chiamata “educazione islamica”), non verrà più insegnata la sura della Conquista (48) perché «incita i musulmani al jihad». La revisione dei manuali scolastici è un passaggio importante, anche se nascondere le parti più controverse dei testi sacri non basta.

«BASTA IPOCRISIA». C’è infine (ma sono pochi) chi propone esplicitamente di «riformare la nostra visione dell’islam». È il caso di Kamel Abderrahmani, studente algerino di 27 anni che vive in Francia, che per AsiaNews ha scritto un breve commento. Kamel chiede ai musulmani di smettere di essere «contraddittori, confusi, disonesti e ipocriti». Non si può secondo lui criticare Daesh perché applica la sharia, quando la «sharia è stata inventata dai nostri “ulema”, predicata nelle nostre moschee e insegnata nelle nostre scuole». Non si può criticare Daesh perché instaura un califfato quando «noi vogliamo un califfato simile a quello del profeta come ben lo descrivono i nostri libri e i nostri imam nelle loro prediche. È un’utopia insegnata da secoli!».

RIFORMARE L’ISLAM. Se lo Stato islamico si diffonde, continua Kamel, non bisogna incolpare né gli Stati Uniti, né il Mossad ma «la nostra giurisprudenza, che gli ha dato vita e che è sorta più di 10 secoli fa». Ecco dunque la sua conclusione: «Noi condividiamo la stessa sharia con Daesh, ma purtroppo non la assumiamo e continuiamo a dire che Daesh non ci rappresenta! È davvero strano! Non vogliamo l’instaurazione di un califfato? Non vogliamo instaurare la nostra sharia? Se la risposta è “sì”, non abbiamo che due scelte. O noi raggiungiamo e facciamo alleanza con Daesh, e la smettiamo di recitare la commedia, o riformiamo la nostra visione dell’islam e la spolveriamo di tutto il vecchiume, ossia della sharia e della giurisprudenza inventata dagli ulema! Dobbiamo decidere prima che sia troppo tardi».

Foto preghiera musulmani da Shutterstock

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