Terremoto, Norcia. «Le campane non possono più suonare, ma noi continuiamo a pregare»

«Il secondo giorno ci ha portato nuove sfide e una maggiore consapevolezza dei danni, non solo fisici ma anche spirituali». Resoconto dalle terre del sisma

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Pubblichiamo il resoconto che i monaci benedettini di Norcia hanno inviato ad alcuni amici. A scrivere è padre Benedict Nivakoff, vicepriore del monastero.

Il secondo giorno a Norcia ci ha portato nuove sfide e una maggiore consapevolezza dei danni, non solo fisici ma anche spirituali. La comunità è partita mercoledì pomeriggio, 12 ore dopo il terremoto per un soggiorno temporaneo (Deo Volente, solo 3 o 4 giorni) al Sant’Anselmo. Noi tutti ci auguriamo che il soggiorno sia breve, in quanto essa si sente solidale con quasi tutta la città di Norcia, dove molti dei suoi abitanti hanno deciso volontariamente o per necessità di dormire in macchina, o nelle tende fuori dalla città, o da parenti lontani. I danni fisici non sono paragonabili alle immagini traumatiche provenienti da Amatrice, che si trova a soli 50 Km. Quasi tutti gli edifici dall’esterno appaiono intatti e stabili. Ma in realtà molti di essi hanno subito danni strutturali che ne impediscono l’abitabilità. In più, scosse minori si sono verificate anche oggi ad intervalli di 15-20 minuti l’una, raggiungendo magnitudo 4.2.

I due monaci nelle tende sono tornati agli anni della loro gioventù, campeggiando nel giardino del monastero fuori le mura. Le tende sono state montate lontano dagli edifici per evitare che i monaci si trovino in pericolo, ma le scosse notturne sono meno normali della presenza dei cinghiali nei boschi. Il restauro dell’edificio era appena iniziato quando è arrivato il terremoto. Il lavoro di restauro della chiesa è stato fatto con gli ultimi materiali antisismici e grazie a Dio quasi tutto è rimasto intatto. I monaci hanno anche fatto dei giri in città andando a trovare le persone presso le loro attività e hanno trovato solo facce tristi. Norcia vive di turismo e molti dei cittadini in agosto guadagnano abbastanza per andare avanti tutto l’anno. Non quest’anno. L’albergo più importante della città, il Bianconi, è passato da 500 ospiti la notte del terremoto, a 20 il giorno dopo. Norcia sarebbe una città fantasma se non fosse per i giornalisti, gli operatori umanitari e gli architetti che vagano per la città ognuno cercando a modo suo di dare un minimo di sollievo.

Nella Basilica e nel Monastero della città non ci sono notizie da riportare. A causa delle frequenti scosse secondarie le ispezioni sono state sospese. Le campane non richiamano più alla preghiera perché non siamo sicuri che la torre sia sicura, e i monaci stanno pregando per Norcia a partire da Roma, dove San Benedetto stesso fu mandato una volta a studiare. I monaci sono andati a fare controlli anche dalle Sorelle Povere di Santa Chiara e dalle suore Benedettine, e mentre le prime non hanno subito danni al convento, queste ultime, le figlie di Santa Scolastica, sono costrette a dormire nella lavanderia in attesa di una valutazione. Abbiamo iniziato a preparare una campagna per aiutare non solo i monaci ma anche altri religiosi e fedeli laici in città e vi daremo presto notizie anche di loro. Per il momento continuiamo a fare affidamento sulle vostre preghiere e sul vostro supporto.

Pax,
Padre Benedetto
Vicepriore

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •