Terremoto, i monaci di Norcia salvi per un soffio. «Tutto in macerie in pochi secondi»

Il vicepriore: «Nessun ferito grazie alla sveglia alle 3.25 dei giorni di festa. Il sisma ha colpito tutti gli edifici. Pregate per noi e per chi ha perso la vita»

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Hanno ricevuto messaggi fin dalle prime luci dell’alba e da tutto il mondo: non erano soli ieri notte i monaci benedettini di Norcia quando «l’edificio ha iniziato a vacillare, i libri a cadere dagli scaffali, le bottiglie di birra a frantumarsi a terra. E i restauri fatti alla casa natale di San Benedetto a trasformarsi in pochi secondi in rovine». Padre Benedict Nivakoff, vicepriore del monastero, ha trascorso il resto della notte e la giornata successiva come tutti gli altri giorni, in silenzio e preghiera secondo la regola di san Benedetto, dove si poteva e come si poteva, ma anche a rispondere all’arcivescovado, alle istituzioni e a centinaia di gente comune e amici, come il giornalista americano Rod Dreher (negli Stati Uniti i lanci di agenzia individuavano l’epicentro del terremoto a Norcia) o il presidente e della Società Chestertoniana Italiana Marco Sermarini alla guida della marchigiana Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati: «We are OK. We are alive, and there are no serious injuries to report», ha risposto padre Benedict, «stiamo tutti bene. Siamo vivi, e non abbiamo feriti gravi da segnalare».

«COLPITI TUTTI GLI EDIFICI». Sani e salvi grazie a un giorno di festa, spiega padre Benedict a tempi.it: «Ieri mattina era San Bartolomeo e come accade nei giorni di festa invece di alzarci alle 3.40 per la preghiera mattinale ci siamo alzati alle 3.25: stavamo quindi raggiungendo la chiesa e ci trovavamo in strada quando, alle 3.36 c’è stata la prima, fortissima scossa». Raccolto in piazza, il piccolo gruppo di 15 monaci e i 5 ospiti presenti nella struttura ha vissuto pregando il rosario le scosse successive e appena la terra è sembrata quietarsi padre Benedict ha potuto visitare i locali e la Basilica. «Il terremoto ha colpito tutti gli edifici, sono stati danneggiati gli altari laterali, la cupola, le celle dei monaci, la biblioteca, gli intonaci, la birra di nostra produzione. Non possiamo ancora fare una stima e valutare l’entità dei danni, la situazione è ancora pericolosa e a parte le valutazioni di qualche ingegnere locale che ci ha raggiunto, non c’è stata ancora un’ispezione civile. Certo è triste vedere tutti i meravigliosi restauri appena ultimati diventare macerie in pochi secondi». Verificata la buona tenuta della cripta «ci siamo radunati qui, abbiamo preparato una piccola colazione e qui resteremo, in questi spazi temporaneamente agibili tra il negozio di birra che si affaccia sulla piazza e la cucina finché continueranno le scosse di assestamento. In queste ore ce ne sono state ancora, alcune molto violente e ogni scossa porta nuovi danni aggravando la situazione».

«NELLE MANI DELLA PROVVIDENZA». La chiesa e il suo monastero, amatissimi in tutto il mondo, sorgono esattamente sul luogo dove nell’anno 480 nacquero Benedetto e la sorella Scolastica: Tempi ha già raccontato la storia e la vita dei suoi giovani “monaci da combattimento” (l’età media di questi religiosi è 34 anni), provenienti da paesi diversi per vivere in silenzio, preghiera, solitudine, lavoro, digiuno, canto, lavoro, separati dal mondo: il monastero ha un birrificio, un negozio, una biblioteca e stava dando vita a un’azienda agricola. Fino alla notte del 24 agosto, quando il sisma ha travolto anche le mura della casa natale di Benedetto «e le cose costruite con sudore e impegno fino a ieri sono state fatte a pezzi oggi, in un battito di ciglia. Ma non siamo nelle mani del mondo, siamo nelle mani della Provvidenza. Certo, avremo bisogno del vostro aiuto per iniziare il progetto di ricostruzione (sul nostro sito sono già segnalate le possibilità di effettuare donazioni per i restauri) ma soprattutto delle vostre preghiere. Pregate per noi e per chi ha perso la vita, i propri cari e la propria casa nei paesi di montagna qui vicino. Andate a messa, aiutateci con il rosario, i sacrifici e il digiuno».

Foto Ansa

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