Le suore che sfidano Obama su contraccettivi e aborto

Il caso delle Piccole Sorelle è finito davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti: «Assistiamo alla provvidenza di Dio ogni giorno, perché dovremmo dubitarne ora?»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Mercoledì, di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti, è iniziato il dibattito fra le Piccole Sorelle dei poveri e il ministro della Salute, Sylvia Burwell, sul caso che da quattro anni tiene con il fiato sospeso tutte quelle istituzioni religiose decise a non accettare la clausola governativa che costringe a pagare ai propri dipendenti assicurazioni inclusive della contraccezione e dell’aborto. «In questo momento rimettiamo tutto nelle mani di Dio», ha dichiarato al National Catholic Register suor Rose, che presta servizio presso la St. Anne’s House di San Francisco, una delle 30 case sparse per il mondo in cui le religiose si prendono cura dei malati e dei poveri.

LA CASA. Si capisce che è Pasqua nella casa delle suore raccolte con i malati in cappella di fronte alle stazioni della via Crucis: «Vogliamo vivere la nostra vita in modo che, se Jeanne Jugan (la santa fondatrice dell’ordine, ndr) entrasse oggi da quella porta riconoscerebbe questo istituto e direbbe: “Questa è casa mia”», ha dichiarato al quotidiano la madre superiora, suor Theresa Robertson. La donna ha spiegato che «una delle più grandi gioie e privilegi delle Piccole Sorelle è di accompagnare i malati a morire». Per le religiose, infatti, quelli sono i momenti in cui si vedono i miracoli di persone che tornano alla fede cattolica dopo averla abbandonata o in cui spesso famiglie spezzate si riuniscono: «Una grande consolazione per i parenti è accorgersi del tempo concesso da Dio per la loro riunificazione».

PRESENTI FINO ALLA FINE. Le religiose nella casa di St. Anne assistono 86 persone fino alla morte. Sapendo che l’atteggiamento non è scontato, visto che la California ha legalizzato il suicidio assistito, suor Dara Vishnefske spiega: «Proteggiamo e promuoviamo la dignità della vita fino alla sua fine naturale» e «non li lasciamo mai da soli». La donna racconta commossa di quando un ex fervente cattolico, «con sette o otto figli, che aveva quasi abbandonato la fede», si trovava nella loro casa. I figli che da anni non si vedevano erano arrivati da ogni parte del paese e «trovammo degli inni da cantare tutti insieme perché lui amava la musica (…). Vedere sanarsi una separazione fu una grazia potente. Ho assistito alla misericordia di Dio».

«LIBERTÀ DI COSCIENZA». Constance Veit, direttrice vocazionale delle Piccole Sorelle, che sono state anche incoraggiate da papa Francesco durante la sua visita negli Stati Uniti, il 18 marzo ha scritto un editoriale sul New York Times in vista della sentenza: «Il nostro scopo in questo caso è di ottenere la libertà di seguire la nostra coscienza in ciò che facciamo e offriamo. Le donne che prendono i voti per entrare nelle Piccole Sorelle dei poveri lo fanno con grande amore e credo religioso. Spendiamo la giornata a prenderci cura, a imparare da e a servire coloro che molti nella nostra società vorrebbero dimenticare. Tutto quello che chiediamo è che il governo ci permetta di continuare il nostro lavoro». Suor Constance sa che se l’ordine perdesse la causa dovrebbe pagare «70 milioni di dollari all’anno di multa per tutte le case negli Stati Uniti».
Una cifra folle per le religiose che dipendono dalla provvidenza e «dalle donazioni delle comunità che coprono il 50 per cento del nostro operato». Mentre si apprestano ad affrontare l’ultima fase della battaglia legale, le suore hanno dichiarato che l’importante è fare la volontà di Dio e non quella degli uomini. Infatti, «assistiamo alla testimonianza della provvidenza di Dio ogni giorno – ha ribadito suor Dara – perché dovremmo dubitarne ora?».

Foto Ansa/Ap


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •