Su Sarri tutto il peggio, ma il sessismo per favore no

Possibile che una battuta «sessista» diventi per l’allenatore del Napoli «un problema persino più grande dello scudetto che rischia di sfuggirgli»? Purtroppo sì

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Qualche parola, comunque di troppo, sullo scandalo più inutile del secolo: le parole rivolte dall’allenatore del Napoli Maurizio Sarri a Titti Improta, la giornalista carina (absit iniuria verbis). Ora, si sa che il Correttore di bozze, essendo una persona di scarsissima qualità sotto ogni aspetto, è un uomo orribile anche nel suo lato sportivo, infatti tiene alla Juve. E tiene alla Juve non perché la Juve è la Juve, ma perché il Correttore di bozze tifa per i ladri. Dunque non può che spregiare l’insopportabile Sarri quando costui fa le frigne sui favori arbitrali (forza sudditanza), sui budget fantastiliardici dei bianconeri (forza ricchi), sui calendari favorevoli ai gobbi (forza privilegiati).
Tuttavia quest’oggi al Correttore di bozze tocca scendere in campo con tutta la violenza dei suoi argomenti falsi e preconcetti proprio in difesa del fastidiosissimo mister napoletano.
Per i pochi che in questi giorni si sono fatti sfuggire la vicenda perdendo tempo dietro a notizie di secondo piano come il prossimo governo italiano, ecco qua un ottimo riassunto con predicozzo già incorporato. È un comunicato dell’Ordine dei giornalisti della Campania, noto covo di tifosi del Milan:

«”Sei una donna, sei carina e per questi due motivi non ti mando a fare in c…”. Con queste eleganti parole l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri ha risposto ieri sera in conferenza stampa alla giornalista di Canale 21 Titti Improta che aveva chiesto se il pareggio contro l’Inter avesse compromesso le speranze di vincere lo scudetto. “Una risposta sessista, inaccettabile” denuncia l’Ordine dei Giornalisti della Campania. “A telecamere spente – aggiunge Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine – Sarri si è poi scusato ma rimane la gravità della sua risposta che segna non solo il gergo volgare dell’allenatore ma il suo disprezzo verso la stampa e verso le donne. Totale solidarietà alla collega Titti Improta, segretario dell’Ordine della Campania e presidente della commissione pari opportunità, che sta ricevendo in queste ore messaggi e sostegno da tutta l’Italia”».

Se volete, qui c’è anche un video, sempre con predica incorporata, ma questa volta di repubblica.it, che definisce la battuta di Sarri «sempre deprecabile».
(Ma perché poi “deprecabile”?, si chiede il Correttore di bozze. È per via della parolaccia? Quando usciranno dal medioevo quelli di Repubblica? Non lo sanno che oggigiorno in Italia con un vaffanculo si prendono carrettate di voti alle elezioni? Ah, per fortuna gli italiani sono più avanti della loro classe giornalistica).
Ecco. Il Correttore di bozze proprio non si capacita di quanto scandalo possa a suscitare di questi tempi una sola battuta rivolta a una donna. Peraltro stupenda. La battuta, eh. Sulla donna non sapremmo dire, non siamo mica sessisti.
Sul Fatto quotidiano Paolo Ziliani ha inserito il caso nella «vergogna mondiale» del calcio assieme all’episodio del presidente russo del Paok che ha invaso il campo in Grecia con la pistola alla cintola e tutti i suoi sgherri al seguito per protestare con l’arbitro che aveva annullato un gol alla sua squadra. La medesima associazione di idee l’ha compiuta nella sua rubrica sul Corriere della Sera Massimo Gramellini, the king of the fresh water. Il quale senza sentire il bisogno di motivare quel che scrive getta di tutto nel calderone del calcio che «fa schifo» ma dovrebbe farci ancora più schifo: non solo noi che «naturalmente ci indigniamo» quando Sarri dà della donna carina a una giornalista «ma intanto andiamo su Google a controllare se lo sia davvero», non solo «il maschilismo, il razzismo, la violenza e la viltà», ma anche «promesse, scommesse, doping, combine, prezzi allucinanti, partite noiose». E soprattutto «scudetti contesi tra due sole squadre (e una delle due è sempre la stessa)».
(Scusa Max, sarai mica torinista? Che accidenti c’entrano le vittorie della Juve con la violenza e le scommesse e lo schifìo totale?, domanda il Correttore di bozze dopo aver passato una mattina su Google a digitare titti+improta+foto+sexy).
Comunque ieri il Corriere su Sarri ne ha pubblicati addirittura tre, di articoli. Oltre a Gramellini, un altro commento e una cronachetta. Ma anche la cronachetta è molto commentosa. Del resto quando si parla di valori non negoziabili come la lotta al sessismo, è giusto che ognuno si senta in dovere di menare per quel che può. E così Monica Scozzafava infarcisce il suo articolo di considerazioni apodittiche (il Correttore di bozze si scusa per il termine a lui sconosciuto) sulla «scenetta surreale, ma non troppo, nel calcio», «roba da caserma» eccetera. Il passaggio migliore è questo:

«Una pessima performance che scatena le reazioni dell’Ordine dei giornalisti e dell’Unione stampa sportiva della Campania. Sarri, il sessista. Viene troppo facile se segue lo scivolone di due anni fa con Mancini. Lo chiamò “frocio” e anche allora chiese scusa. Sessista e omofobo, dunque. L’opinione pubblica gli ha affibbiato la targa».

Dunque, accortosi che «l’opinione pubblica gli ha affibbiato la targa» (e sia chiaro che è stata “l’opinione pubblica” ad affibbiargliela, non noi), Sarri ha deciso di chiedere perdono. Ma è servito a molto poco. Titti Improta ha accettato le scuse e però non ha rinunciato al suo quarto d’ora di #MeToo: «Mi sono sentita offesa come donna e come professionista», ha detto. «Le parole hanno un peso specifico in certi contesti. Il calcio è maschilista, una donna deve dimostrare sempre di più per reggere il confronto, anche le risate dei colleghi mi hanno ferita».
(Possibile che il Correttore di bozze sia così insensibile ai sentimenti di noi donne?, riflette il Correttore di bozze. No che non è così insensibile: nella realtà lo è molto di più).
Non pago della pettinata, il Corriere ha ritenuto di doversi accanire un altro poco sul Sarri «sessista e omofobo» (copyright “l’opinione pubblica”). Ecco dunque che ad affiancare la fredda cronaca appariva un commentino di Arianna Ravelli, una delle cose più sbagliate che il Correttore di bozze abbia mai letto in tutti questi anni sprecati nel giornalismo.

«Maurizio Sarri ha un problema persino più grande dello scudetto che rischia di sfuggirgli: manca di educazione. (…) Dà ancora più fastidio che la sua risposta sia stata accolta nell’ilarità della sala stampa (…). Non c’è niente da fare, il calcio italico ha un’attrazione fatale per la maleducazione (ma anche il sessismo è messo bene). (…) La retorica dell’allenatore ruspante venuto dalla gavetta ha stufato. Sarri sappia, se medita davvero di trasferirsi in Inghilterra, che in Premier non funziona così. E di fronte a certe frasi non si raccolgono risate, ma squalifiche».

Anni e anni, secoli e millenni per convincere noi correttori di bozze bigotti e formalisti e rigoristi e dottrinari e liturgisti che quel che conta nella vita è la sostanza e non la forma, e adesso venite ad ammorbarci con la storia che un sospetto di “sessismo” è per un allenatore di calcio «un problema persino più grande dello scudetto»? Dico: calcio. Dico: scudetto.
(Che poi non si vede nemmeno perché sia risultata così maleducata la battuta di Sarri, riflette ciecamente il Correttore di bozze. Per non essere sessista doveva mandarla direttamente affanc… come si fa tra uomini?).
È proprio questa la cosa che turba il sonno depravato del Correttore di bozze. Che Sarri finisca alla gogna non per il suo giuoco inutilmente invidiabile. Non perché alla fine lui fa il calcio migliore in Italia ma lo scudetto lo vinceranno comunque i ladri (alé!). Non perché la sua malmostosità è diseducativa per i giovani. No. Sarri viene massacrato per quel che “l’opinione pubblica” presume che Sarri pensi.
La cosa più inquietante è che Maurizio Crosetti scriva su Repubblica cose come quelle che seguono, e l’Ordine dei giornalisti non verghi manco un rigo di costernazione:

«Dentro parole sbagliate e frasi che sbandano c’è la storia di un uomo: se Maurizio Sarri fosse stato adeguato e non scostumato, al cosiddetto grande calcio sarebbe arrivato prima dei quasi sessant’anni. (…) Incapace di assumere le forme di una comunicazione a volte plastificata e ipocrita ma almeno formalmente educata, Sarri comunica proprio così. Pare incredibile che un personaggio pubblico ancora possa, nel marzo 2018, rivolgersi a una donna senza considerare quanto è accaduto sul pianeta Terra negli ultimi mesi, e quanto la scostumatezza maschile stia finendo al bando, e talvolta in tribunale (non è ovviamente il caso di Sarri)».

Cari colleghi, «la scostumatezza maschile» finisce «al bando», in «squalifiche», «talvolta in tribunale», addirittura adesso conta più dello scudetto, e a voi sembra tutto normale? Ma voi vi rendete conto che se vi salverete da questa ordalia universale sarà solo perché siete dei giornalisti molto carini?

Foto: Ansa

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