C’è un fazzoletto di terra spagnola nelle tre finali europee di calcio

Di Sandro Bocchio
20 Maggio 2026
A contendersi Champions, Europa e Conference League in finale ci sono quattro allenatori su sei nati nel Nord della penisola iberica. Breve storia di Luis Enrique, Arteta, Emery e Pérez
Da sinistra, l'allenatore del Paris Saint-Germanin Luis Enrique, l'allenatore dell'Arsenal Mikel Arteta, l'allenatore del Rayo Vallecano Inigo Perez, l'allenatore dell'Aston Villa Unai Emery
Da sinistra, nel collage di foto Ansa, l'allenatore del Paris Saint-Germanin Luis Enrique, l'allenatore dell'Arsenal Mikel Arteta, l'allenatore del Rayo Vallecano Inigo Perez, l'allenatore dell'Aston Villa Unai Emery

Non ci sono soltanto i successi delle squadre a certificare la bontà di un movimento. Occorre tenere anche conto degli allenatori. Nella pallavolo l’Italia è maestra, tra tecnici di altre Nazionali e altri club. All’ultima Final Four di Champions erano tutti italiani: Daniele Santarelli con Conegliano e Marco Gaspari con Scandicci, sconfitti in semifinale, e Giovanni Guidetti, vincitore con il VakifBank contro l’Eczacibasi di Giulio Bregoli (a proposito: Santarelli è ct della Turchia, Guidetti del Canada e Bregoli della Germania…).

Quattro allenatori nati in un fazzoletto di terra

Non deve quindi stupire che nelle tre finali europee di calcio (si inizia oggi con l’Europa League, si finisce il 30 maggio con la Champions, in mezzo c’è la Conference), quattro squadre su sei siano allenate da spagnoli. Quello che più stupisce, piuttosto, è la provenienza: tutti concentrati in un fazzoletto di terra nel Nord della penisola. Prendendo come punto di riferimento San Sebastián, nei Paesi Baschi, dove è nato Mikel Arteta, a una ventina di chilometri a est c’è Hondarribia (sempre basca), da dove arriva Unai Emery.

Andando invece a ovest, ecco la Gijon dell’asturiano Luis Enrique mentre, se si torna al punto di partenza e ci si dirige a sud, si incontra Pamplona, luogo di origine del navarro Iñigo Pérez, il più giovane – e il più sorprendente – del gruppo con i suoi 38 anni compiuti il 18 gennaio. Sono zone dove lo spirito indipendentista oggi soffia meno forte del passato e dove, a fare da contrappeso, abbonda l’originalità delle idee. Con i risultati che vediamo sul campo.

Lo specialista dell’Europa League, Unai Emery

Prendete Unai Emery. Se per l’Aston Villa una finale europea è una piacevole novità dopo 44 anni, per il tecnico si tratta di una consolidata abitudine. Emery si esalta quando incrocia la strada dell’Europa League. Quella di Istanbul di mercoledì 20 maggio è la sesta finale nel torneo, a un passo dal record di Giovanni Trapattoni: sette, distribuite tra Champions (due), Coppa delle Coppe (due) e Coppa Uefa (tre).

Emery ha vinto quattro volte, cominciando con quel Siviglia oggi in disarmo – salvezza in Liga alla penultima giornata e fiducia in un nuovo futuro con la cordata di soci capitanata dall’ex gloria locale Sergio Ramos – che guida a tre trionfi consecutivi tra 2014 e 2016. Quindi la delusione con l’Arsenal nel 2019, sconfitto dal Chelsea di Maurizio Sarri nel derby londinese, poi il nuovo successo con il Villarreal nel 2021. Tra Emery e la gloria c’è l’inatteso Friburgo di Vincenzo Grifo, settimo in Bundesliga e senza un solo trofeo in bacheca.

La prima finale assoluta per il Rayo Vallecano

Una sorpresa come lo è il Rayo Vallecano. Parliamo della terza forza di Madrid, dove appare incredibile che possa esistere una squadra di quartiere quale alternativa allo strapotere del Real e alla forza dell’Atletico. Eppure il piccolo Campo de Fútbol de Vallecas (15 mila posti) è sempre colmo di caldissimi tifosi, che rendono ancora più unico uno stadio singolare: inaugurato nel 1976, ha un muro/parete sul lato destro rispetto alla tribuna (mancava lo spazio per edificare e oggi si vede la partita dalle finestre dei palazzi confinanti), mentre dal 2004 al 2011 si è chiamato Teresa Rivero, prima donna presidente in un club della Liga e, soprattutto, ancora in vita negli anni della intitolazione…

Oggi il muro è un simbolo distintivo per i tifosi del Rayo che, grazie a Iñigo Pérez, vivranno la prima finale europea assoluta. Il tecnico ha avuto un ruolo importante per una squadra abituata a fare da ascensore tra Primera e Segunda División. Smette di giocare nel 2022, diventa secondo di Andoni Iraola, oggi tecnico emergente del Bournemouth e, casualmente, un altro basco (di Usurbil). Quando questo si trasferisce in Inghilterra, Iñigo Pérez decide di non seguirlo. Risultato? Gli affidano una prima squadra in crisi nel febbraio 2024 e, in un biennio, conquista prima la salvezza, quindi un insperato ottavo posto e la finale in Conference League, in cui mercoledì 27 affronta il Crystal Palace a Lipsia. Risultati che lo hanno reso uno su cui puntare, come appare intenzionato a fare il Villarreal.

Le certezze Luis Enrique e Mikel Arteta

Infine i due che, sabato 30 maggio a Budapest e all’insolito orario delle 18, si contenderanno la Champions League. Luis Enrique con il Paris Saint-Germain e Mikel Arteta con l’Arsenal sono ormai una certezza nel panorama internazionale. Il primo ha dimenticato chi lo riteneva un incapace presuntuoso alla Roma 2011-2012, l’avventura chiusasi bruscamente con il Barcellona (di cui è rimasto gran tifoso) e il brusco ko da ct della Spagna contro il Marocco agli ottavi del Mondiale 2022. A Parigi, dove è arrivato nel 2023, ha trovato la propria comfort zone, con la possibilità di lavorare come gli piace: big al minimo (chiedere a Marco Verratti e a Gigio Donnarumma) e squadra votata all’“idea”, sostenuta da corsa continua e scambio di posizioni.

«Mi piacerebbe avere 20 giocatori che possono giocare ovunque. Nuno Mendes come terzino, Nuno Mendes come esterno, Nuno Mendes come numero 9…», una delle sue ultime dichiarazioni. «A parte i portieri, che sono a un livello molto alto, sarebbe un sogno avere 20 giocatori che possono giocare ovunque». E poi lo studio serrato. Quello che porta a battere i calci di inizio come se fosse un match di rugby, con ricerca della rimessa laterale nella trequarti altrui. Una tattica perfezionata in Champions con il rinvio del portiere direttamente in out, o quasi, a sinistra, per impedire le ripartenze di Olise contro il Bayern.

La Champions, un affare tra due spagnoli del Nord

Uno studio continuo da cui non è esente Arteta che, con l’Arsenal, ha inaugurato un nuovo filone sui piazzati, andando a fare massa in area per mettere in difficoltà il portiere. Una scelta ormai copiata da tutti, in Premier e fuori. Luis Enrique cerca il 21esimo titolo da allenatore, Arteta arriva al confronto sulle ali di un fresco trionfo in Premier League: mancava dal lontano 2004, dagli anni belli di Arsène Wenger. E di conquistare la prima Champions della storia, mentre Luis Enrique insegue il bis consecutivo, dopo il 5-0 all’Inter della passata stagione. Sarà un affare tra due grandi d’Europa. Sarà un affare tra due spagnoli del Nord.

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