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«Studiare è un incontro». Ecco la XVII edizione dei Colloqui Fiorentini

febbraio 18, 2018 Francesca Parodi

Al via l’evento culturale organizzato da Diesse che riunirà oltre 3.500 studenti e docenti provenienti da 200 scuole italiane. Intervista al direttore Pietro Baroni

Rinnovare il metodo didattico e proporre un approccio alla letteratura differente da quello tradizionale, più coinvolgente e che parli al cuore dei ragazzi. È questo l’obiettivo de I Colloqui Fiorentini, l’evento culturale organizzato dall’Associazione di insegnanti Diesse Firenze e Toscana che dal 22 al 24 febbraio riunirà oltre 3.500 studenti e docenti provenienti da 200 scuole italiane al Nelson Mandela Forum di Firenze. Quest’anno la XVII edizione, realizzata in collaborazione con il Miur e con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Firenze, della Città Metropolitana, del Gabinetto G.P. Vieusseux, sarà dedicata al premio Nobel della letteratura, Eugenio Montale.

STUDIARE LETTERATURA A SCUOLA. «Definire questo evento un convegno di letteratura è riduttivo. Non sono lezioni ex cathedra, ma un momento di incontro tra l’autore e i lettori», racconta a tempi.it Pietro Baroni, direttore dei Colloqui e docente di italiano e latino in un liceo scientifico in provincia di Firenze.
 L’iniziativa, che raccoglie ogni anno un grande successo sia tra gli insegnanti sia tra i docenti, è nata da un’intuizione di Gilberto Baroni, padre di Pietro e anch’egli insegnante. «Si rese conto che oggi a scuola studiare letteratura significa imparare in maniera meccanica data di nascita e morte dell’autore, le sue principali tematiche e il giudizio della critica. Solo se avanza del tempo, eventualmente, si leggono i testi. Un approccio del genere però è inutile se non addirittura deleterio perché rischia di allontanare i ragazzi».

IL CUORE DEL DOCENTE. Il metodo didattico proposto da Gilberto e adottato poi dal figlio e dagli altri docenti di Diesse va in senso opposto: partire dai testi per scoprire gli autori. «Paradossalmente, il nostro è un metodo elementare, di recupero delle basi dell’insegnamento. Riportare al centro le parole dell’autore significa incontrare l’uomo Montale, l’uomo Pirandello, l’uomo Dante, perché l’unico modo per conoscerli è ascoltarli parlare».
Prima ancora è necessario soddisfare una premessa: «Per essere interessati all’uomo autore bisogna avere prepotentemente a cuore la propria umanità. Il segreto dei Colloqui fiorentini è questo: gli insegnanti che lo propongono hanno chiaro che insegnare letteratura vuol dire innanzitutto mettere a tema il cuore dell’uomo. E necessariamente il primo cuore a essere messo al centro è quello del docente, che è chiamato a condividere le domande più urgenti, più profonde della vita. Perché è da queste domande che nasce la letteratura».


CAMBIAMENTO INTERIORE. Questo approccio agli autori non è condiviso da tutti gli insegnanti, sostiene Pietro, proprio perché non è facile mettere a nudo la propria umanità. «Molti docenti sfuggono la compromissione personale con quello che insegnano e di conseguenza con gli studenti, in nome di una presunta neutralità dell’insegnamento». Il proprio coinvolgimento presenta d’altra parte un rischio, quello del cambiamento: «Se studiare è incontrare un uomo, non si può rimanere indifferenti. Quello che accade non è un semplice trasferimento di conoscenze da docente a studente, ma si innesca un cambiamento interiore che poi è ciò che rende terribilmente affascinante il lavoro dell’insegnate».


ENTUSIASMO. È con questo spirito che sono nati I Colloqui fiorentini: «Dal desiderio di un singolo, mio padre, di condividere la propria esperienza didattica con tutti, anche con chi non si fosse mai avvicinato prima alla letteratura». La prima edizione fu dedicata a Montale e coinvolse 400 persone, ma il numero è aumentato ogni anno, arrivando ad attrarre studenti persino dall’Inghilterra. 
I Colloqui fiorentini è il primo tra gli eventi culturali organizzati da Diesse Toscana. In un secondo momento sono nati anche l’iniziativa Scienza a Firenze, per i licei, e Le vie d’Europa pensate per le medie, ma sempre con lo stesso approccio didattico. C’è poi Performance d’autore, un convegno sugli autori italiani solitamente non trattati nei programmi scolastici (come Pasolini o Elsa Morante), e Libro aperto, dedicato agli insegnanti delle scuole elementari per promuovere tra i bambini la lettura ad alta voce di autori classici come Collodi o Lewis. 
«Al di là dei numeri di quanti aderiscono alle nostre iniziative – conclude Pietro – l’elemento interessante è l’entusiasmo che suscita l’insegnamento della letteratura. Ed è proprio questa curiosità e questa urgenza di significato a rendere così interessanti i nostri autori».

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