La strage di Orlando e l’islamizzazione (individualista) della radicalità

Per molti giovani musulmani occidentali, l’islam non è un’identità religiosa, ma la visione del mondo che giustifica la ribellione all’ordine costituito e l’odio nichilista della realtà

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – All’indomani delle stragi di Parigi del 13 novembre scorso l’islamologo Olivier Roy aveva scritto: «Non si tratta della radicalizzazione dell’islam, ma dell’islamizzazione della radicalità».

Quello che è successo sabato scorso a Orlando in Florida conferma sostanzialmente la sua diagnosi, che va solo corretta per evidenziare una specifica componente americana. Per un numero non trascurabile di giovani figli di genitori musulmani emigrati in Occidente e di convertiti locali, l’islam non è una ricerca spirituale o un’identità religiosa, ma la visione del mondo che giustifica la ribellione all’ordine costituito e l’odio nichilista della realtà sociale e politica così come si presenta.

La differenza fra gli attacchi su suolo europeo e quelli su suolo americano sta nella natura più accentuatamente individualista dei secondi. Mentre in Europa entra in azione la socialità di un gruppo di pari, fratelli e amici la cui aggressività è maturata nel condiviso disagio esistenziale delle periferie e nella partecipazione alle guerre dell’Isis nel Vicino Oriente che hanno saldato il vincolo emotivo del gruppo, negli Stati Uniti assistiamo all’exploit di individui o coppie socialmente inseriti e isolati allo stesso tempo: Nidal Hasan autore della strage di Fort Hood era uno psichiatra militare, Rizwan Farook, responsabile dell’eccidio di San Bernardino insieme alla moglie Tashfeen, era un dipendente pubblico da 70 mila dollari all’anno, mentre Omar Mateen era una guardia giurata.

L’individuo solitario, privo di rapporti umani che lo aiutino a dominare pulsioni e rancori, si vendica della società che non ha mantenuto la promessa di felicità massacrando coloro che considera colpevoli della sua infelicità.

Foto Ansa