Statalista e sussidiario, dialogante e autoritario, popolare e antisociale. «Renzi è un patchwork in cui c’è posto per tutto»

La super tassa sulle fondazioni bancarie, cioè sul no profit, è la prova che il governo vuole uccidere i corpi intermedi? Intervista a Claudio Cerasa (il Foglio)

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Autore del fortunato saggio Le catene della sinistra (Rizzoli), firma del Foglio, Claudio Cerasa segue Matteo Renzi da tempi non sospetti. Lo ha osservato una Leopolda dopo l’altra, nelle primarie perse brillantemente, nelle polemiche con la Ditta di Bersani e nel guizzo che ha portato l’ex sindaco di Firenze a diventare premier scalzando Enrico Letta.

La retorica della rottamazione, che va in parallelo con una personalizzazione quasi estrema, finisce per rottamare anche i corpi intermedi? Lo fa come “effetto collaterale” o come strategia?
Secondo me Renzi non è la causa ma l’effetto di questo processo, che è iniziato molti anni fa, con la progressiva perdita di credibilità dei corpi intermedi. È questo processo che ha generato il fenomeno Grillo e il fenomeno Renzi. Il primo sta implodendo, come se non avesse trovato una forma, rimanendo molto chiuso. Il secondo invece riscuote successo ed è l’esatto contrario: molto aperto, così aperto che è come un pentolone in cui si fa un minestrone con una miriade di ingredienti diversi.

Renzi è davvero l’uomo della disintermediazione o sta solo cambiando interlocutori, scegliendone diversi da quelli del passato?
Io penso che la disintermediazione non sia soltanto una cosa estetica. Quello di Renzi è un metodo diverso, che prevede la sistematica eliminazione dei contenitori tradizionali. Non parla ai sindacati confederali, ma ai singoli sindacalisti. Poche settimane fa il taglio dell’Irap lo ha annunciato alla Confindustria di Bergamo. Per gli annunci importanti non ha mai scelto la Confindustria nazionale, ma sempre quella locale. Analogamente non parla con i sindacati confederali ma con quelli settoriali. In testa lui ha un modello americano, in cui non contano i sindacati confederali ma semmai i singoli sindacalisti. In questo l’esempio di Landini è perfetto.

La questione dell’aumento di tassazione alle Fondazioni bancarie ha messo sul piede di guerra il Terzo settore. Renzi può essere considerato un premier “sussidiario” o è un accentratore statalista?
Sul tema dell’aumento delle tasse alle Fondazioni lui ha l’idea che i sacrifici li debbano fare tutti, comprese quelle realtà. In quanto scout è “sussidiario” per formazione ed estrazione. Però nei fatti tende ad essere un accentratore. Questo è un tema interessante, su cui non si è ancora completamente scoperto. Io immagino e descrivo spesso il renzismo come una specie di grande patchwork, in cui c’è posto per tutto. Un polipo. È per questo che piace a tante persone che vengono da mondi diversi e simmetricamente è odiato da tanti altri. Non è né un nuovo democristiano, né un nuovo figlio del Partito comunista. È qualcosa d’altro e di ancora diverso.

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