Sri Lanka. «Così la mia comunità islamica è diventata estremista»

Il coraggioso j’accuse della scrittrice musulmana srilankese Ameena Hussein per il Nyt: «Una rigida interpretazione dell’islam ha conquistato 30 anni fa le moschee, le scuole e poi la gente. Il passo verso l’estremismo violento è stato breve e il governo l’ha favorito»

«Noi musulmani stiamo cercando di capire com’è possibile che una tale violenza sia nata nella nostra stessa comunità». È un editoriale coraggioso quello che Ameena Hussein, famosa scrittrice musulmana dello Sri Lanka, ha accettato di scrivere per il New York Times analizzando la strage di Pasqua e le sue origini.

I commercianti arabi e i mistici sufi hanno portato l’islam nel paese dell’Asia meridionale nel settimo secolo, scrive Hussein. La mia famiglia «è una tipica famiglia musulmana dello Sri Lanka. Io mi vesto all’occidentale e alla srilankese, come mia madre, mia sorella e tutti gli altri . Nessuna donna nella mia famiglia veste l’hijab: crediamo tutte che la nostra fede risieda nel nostro cuore e non nel modo in cui ci vestiamo».

IL CAMBIAMENTO COMINCIATO 30 ANNI FA

La comunità musulmana dello Sri Lanka è sempre stata moderata ma «negli ultimi 30 anni è cambiato qualcosa». Hussein identifica il momento decisivo di questa rivoluzione nel movimento che negli anni Ottanta ha cominciato a portare centinaia di donne musulmane a lavorare nei paesi della Penisola arabica. Obbligate a portare l’hijab o il burqa in Medio Oriente, «hanno continuato a farlo anche una volta tornate in Sri Lanka».

Le donne sono state le prime a sostenere che «i musulmani locali praticavano una versione diluita dell’islam, che pregavano senza il corretto accento arabo, che dovevano smettere di pregare i santi [usanza tipica dei sufi, ndr] e che dovevano vestirsi secondo le linee guida islamiche, in particolare le donne. Così una rigida interpretazione dell’islam ha cominciato a prendere piede».

L’ISLAM WAHABITA CONQUISTA LE MOSCHEE

Hussein dice di essersi accorta di questo cambiamento la prima volta che «un uomo musulmano si è rifiutato di stringermi la mano e quando molti islamici hanno cominciato a infarcire le loro conversazioni con detti arabi. Giovani musulmani», continua, «cominciarono ad andare nelle campagne per insegnare come seguire meglio la religione islamica. I matrimoni musulmani sempre più spesso venivano celebrati in moschee per soli uomini, senza la sposa, invece che a casa o negli hotel. Il cambiamento più visibile è stato quando le donne musulmane hanno smesso di portare il sari tradizionale in favore dell’hijab. Per quanto riguarda gli uomini, sono spuntate le barbe e le tuniche al posto dei pantaloni».

Il risultato è che il sufismo è diventata una corrente «sotterranea, sostituita dai radicali wahabiti e salafiti, che hanno preso il controllo delle moschee dello Sri Lanka. Le scuole religiose finanziate dai sauditi con predicatori puritani hanno persuaso gran parte della comunità che il sufismo era una minaccia alla purezza del vero islam».

«IL GOVERNO NON HA CONTROLLATO LE SCUOLE»

Conclude la scrittrice:

«Essere un musulmano conservatore, ovviamente, non significa essere un estremista violento. Ma per alcuni musulmani srilankesi il passo dal conservatorismo all’ideologia carica di odio dell’Isis è stato breve. Davanti a tutti questi segnali i governi dello Sri Lanka non hanno fatto nulla, ignorando il profondo processo di radicalizzazione e usandolo per sconfiggere le Tigri Tamil nella guerra civile. Hanno dato visti ai predicatori estremisti stranieri perché diffondessero la loro ideologia nel paese e permesso alle scuole religiose di essere costruite senza controllare quello che insegnavano. Sono poche le persone che hanno commesso quell’atto di tradimento che ha ridotto in pezzi il nostro paese e gettato la nostra comunità in un limbo e in fin dei conti la colpa è solo loro. Ma troppe persone tra noi musulmani non erano consapevoli di quanto profondamente il marciume era entrato nella nostra comunità».


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