Sri Lanka, 300 soldati per proteggere la prima messa dopo la strage di Pasqua

A Thannamunai, piccolo villaggio di campagna, centinaia di cristiani non hanno voluto rinunciare ad assistere all’ordinazione di un prete: «Abbiamo paura, ma vogliamo celebrare la messa»

Oltre 300 soldati armati fino ai denti, mezzi blindati, 60 poliziotti, guardie speciali antiterrorismo e check-point sparsi dappertutto: è l’apparato messo in piedi dal governo dello Sri Lanka per permettere lo svolgimento in piena sicurezza della prima messa dalla strage di Pasqua. Dopo gli attentati che hanno fatto 253 vittime nel paese dell’Asia meridionale tutte le messe sono state cancellate dalla Chiesa cattolica, ma il villaggio di Thannamunai, 225 km a nordest della capitale Colombo, non ha voluto rinunciare all’ordinazione di un sacerdote.

«LA GENTE HA PAURA MA VUOLE LA MESSA»

La cerimonia era stata preparata da settimane ed era prevista la partecipazione di 3.000 fedeli e oltre 200 preti da tutto lo Sri Lanka. Nonostante la paura dei terroristi islamici, centinaia di fedeli si sono presentati puntuali alla cerimonia, concelebrata da 80 sacerdoti. «La gente era spaventata ma voleva celebrare la messa in chiesa», ha dichiarato all’Associated Press padre Norton Johnson. «I militari ci hanno garantito un’ottima protezione».

Autobus e automobili sono state fermate alle porte del villaggio dall’esercito. Fuori dalla chiesa, uomini e donne coraggiosi si sono disposti su due file separate e tutti sono stati attentamente perquisiti prima di entrare. «Stiamo facendo qualcosa di molto rischioso», ha ammesso un soldato riferendosi alla messa e dando perfettamente l’idea del clima che si respira ancora oggi in Sri Lanka.

«IL GOVERNO COMBATTA IL TERRORISMO»

Ieri l’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith, è tornato a criticare duramente il governo: «Il governo non deve riaprire le scuole fino a quando non sarà garantita la sicurezza di alunni e insegnanti. Se non sarà in grado di combattere il terrorismo sarà impossibile impedire che la gente si faccia giustizia da sola». È finito il tempo dello «scarica barile», c’è bisogno di un «governo di unità nazionale per risolvere i problemi mentre vediamo che le operazioni di sicurezza non sono coordinate. Chi ha portato gli esplosivi? Chi ha offerto sostegno ai terroristi? Abbiamo il sospetto che i responsabili degli attentati siano già fuggiti all’estero».

Foto Ansa