Squinzi: «Letta ha fatto buona analisi, ma non ha dato risposte»

Il leader degli industriali a Torino: «Il disagio delle imprese dura da più di 5 anni».

All’intervento di Enrico Letta per rilanciare il governo, replica (duramente) il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Vogliamo rendere noto, per chi non lo avesse capito, il disagio delle imprese che oramai dura da più di cinque anni» ha detto oggi davanti agli imprenditori dell’Unione industriale di Torino. «La politica non è il nostro compito» ha risposto Squinzi a chi gli chiedeva della staffetta, ma poi ha aggiunto: «Dal premier ieri è stata fatta una buona analisi ma non sono state date le risposte che ci aspettavamo».

LA RICETTA DI CONFINDUSTRIA. Nel corso del suo intervento il presidente di Confindustria ha riproposto in più passaggi la ricetta proposta per uscire dalla crisi. Anzitutto «Occorre favorire gli investimenti privati in ricerca e innovazione con misure semplici da gestire, come il credito d’imposta, e agevolare il rinnovamento tecnologico riducendo i tempi di ammortamento» ha spiegato Squinzi. A proposito di semplificazioni per Confindustria sarebbe necessaria anche e in primis quella burocratica per lo sviluppo «occorre riorganizzare la Pubblica amministrazione liberando il Paese dalla burocrazia e da regole opprimenti che sono il terreno su cui proliferano corruzione e malgoverno, riprogettando i procedimenti amministrativi, individuando meccanismi di premi e sanzioni per il personale pubblico».

«RIDURRE L’IRPEF». Naturalmente uno dei punti centrali resta la riduzione del costo del lavoro, che secondo gli industriali può rendere davvero competitiva l’Italia. Squinzi poi ha sottolineato che «Per mantenere la coesione sociale, in particolare in questa fase, é necessario ridurre l’Irpef che grava sui redditi più bassi da lavoro dipendente», obiettivo «che si può centrare rimodulando aliquote e detrazioni e aumentando i trasferimenti agli incapienti». È poi essenziale per gli imprenditori che la Pa saldi i propri debiti con i privati, ma sono importanti anche riforme istituzionali e Squinzi ha citato in particolare il superamento del «bicameralismo perfetto, riformando, e questo è fondamentale, il Titolo V della Costituzione in modo da riportare al centro le competenze su materie di interesse nazionali, riducendo il perimetro pubblico e proseguendo il processo di liberalizzazione».