Sport e diritti umani, un braccio di ferro lungo sessant’anni

Gli Europei di Ucraina e Polonia rischiano pesanti defezioni se l’ex premier Yulia Tymoshenko non dovesse essere liberata. Ma non sarebbe la prima volta.

Sport e politica, da sempre, sono terreni soggetti a infiltrazioni. Dall’una e dall’altra parte. Rileggendo la storia dell’ultimo secolo, non si contano i boicottaggi, le mancate partecipazioni, i rinvii, quando non compaiono razzismi e attentati terroristici. Nel caso in cui si concretizzino le volontà di Angela Merkel e di molti eurodeputati di Bruxelles – che richiedono la liberazione dell’ex premier ucraino Yulia Tymoshenko –, gli Europei di giugno in Ucraina e Polonia infoltirebbero soltanto le spesse fila delle manifestazioni mutilate. La prima grande defezione della storia delle Olimpiadi risale al 1956. La competizione si svolse in Australia, a Melbourne. Spagna, Olanda e Svizzera decisero di non presentarsi in segno di protesta contro l’Unione Sovietica, che in quell’anno aveva occupato l’Ungheria, dichiaratasi repubblica indipendente. Egitto, Libano e Iraq non presero parte ai giochi per evitare tensioni in merito all’annoso problema del Canale di Suez.

Alle Olimpiadi di Montreal del 1976, la prima trasmissione a colori in Italia, la quasi totalità dei paesi africani non partecipò, dopo aver chiesto invano l’allontanamento della squadra di rugby neozelandese, che aveva appena partecipato a una tournée in Sudafrica, infrangendo il divieto di partecipare a manifestazioni sportive internazionali negli stati in cui vigeva l’apartheid. Il risultato dello sfiancante braccio di ferro si risolse con l’assenza alle Olimpiadi degli stati dell’africa del Centro-Nord.

Tra il 1980 e il 1984 toccò a Urss e Usa. Nel primo caso, fu Mosca a essere scelta per ospitare l’evento. In contemporanea, un’azione militare sovietica in Afghanistan provocava un milione e mezzo di morti. Gli stati del Medioriente boicottano l’evento, a cui si allinea l’America e, di conseguenza, il Canada, la Germania dell’Ovest e il Giappone. All’appuntamento successivo, a Los Angeles, l’Urss rispose con il boicottaggio generale di tutto il blocco sovietico – con l’unica eccezione della Romania.

Neppure la scorsa Olimpiade, Pechino 2008, è stata priva di polemiche. In quel periodo, infatti, il duro governo cinese attuava una politica di pesante repressione religiosa e culturale. Inoltre, il conflitto internazionale con il Tibet pesava sull’opinione pubblica occidentale. Francis Bayrou, candidato per le presidenziali francesi, aveva inserito nel programma di governo il boicottaggio dei Giochi. E mentre si attendono le Olimpiadi di Londra il prossimo luglio, le prove generali della polemica si fanno con gli Europei in Ucraina. Vedremo come andrà a finire.