«Spiego al partito comunista in Cina perché rispettare la libertà religiosa conviene»

Inviato in Cina come missionario battista, poi convertitosi al cattolicesimo, Brian Grim ha realizzato studi su quanto vale economicamente la religione. «Purtroppo il regime non sembra intenzionato a fermare la repressione»

«Se la Cina vuole continuare a crescere, sviluppare l’economia e avere successo deve rispettare la libertà religiosa. È quello che cerco di spiegare al regime comunista». La frase pronunciata ieri da Brian Grim al Meeting di Rimini potrebbe sembrare eccentrica, per usare un eufemismo, ma il fondatore della Religious Freedom & Business Foundation sa il fatto suo e parla dati alla mano.

«LA RELIGIONE VALE PIÙ DI GOOGLE E AMAZON»

Nel 2016 l’ospite presentato dal giornalista di Tracce Luca Fiore ha pubblicato la prima analisi empirica del valore “economico” della religione negli Stati Uniti. Grim ha scoperto che la religione vale ben 1.200 miliardi, contribuisce cioè al Pil americano più di Apple, Amazon e Google messe assieme ed è finanziariamente più importante delle sei più grandi compagnie petrolifere a stelle e strisce.

Ma per sapere perché Grim cerca di spiegare tutto questo ai cinesi, bisogna approfondire la sua incredibile storia. Missionario della Chiesa battista, negli anni ’80 Grim è stato inviato a evangelizzare la Cina e si è stabilito nel Xinjiang, dove nell’ultimo anno il regime ha incarcerato oltre un milione di musulmani uiguri «per impedire, è la loro versione, che diventino dei terroristi».

«NON HO SPUTATO SU GESÙ»

La Rivoluzione Culturale era finita da pochi anni, Deng Xiaoping aveva inaugurato la stagione delle aperture economiche, le religioni ricominciavano a godere di qualche libertà ma trovare anche solo un cristiano era difficile. «Le chiese stavano riaprendo in quegli anni e i cristiani vivevano ancora nascosti. Ricordo che scoprii per caso che i medici che fecero nascere mia figlia, in un ospedale trasferito dentro una scuola, erano cristiani. Ma c’erano molte persone che non avevano abbandonato la fede. Una volta ne incontrai una a cena. Non aveva più i denti e indicando un’immagine di Gesù, mi disse: “Mi avevano arrestato e chiesto di sputare su Gesù. Io mi sono rifiutato e questo è il risultato”, fece mostrando le sue gengive vuote».

In quel tempo, continua, «c’era molta più libertà religiosa di ora che il partito è tornato a controllare le religioni in modo opprimente». Grim conosce bene il Regno di mezzo, dove sono nati tre dei suoi quattro figli, ma la sua storia ha conosciuto diverse svolte. Dopo la Cina, la chiesa battista lo ha inviato nell’Unione Sovietica e quando questa è crollata, è rientrato negli Stati Uniti. È allora che ha incontrato il cattolicesimo.

LA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO

«Ero stanco della dimensione troppo locale e chiusa della mia chiesa americana», continua. «Per questo un giorno mi sono messo in auto con mia moglie e sono andato alla ricerca di un’altra. Siamo entrati quasi per caso in una chiesa cattolica all’inizio della messa e sono rimasto folgorato dalla gente che si alzava in piedi al Vangelo, che rimaneva in silenzio per sentire parlare di Cristo. Anche l’incenso che si innalzava verso Gesù mi ha colpito come se fosse un’immensa preghiera. Insomma, in un’ora sono diventato cattolico, mentre a mia moglie ci è voluto un po’ di più».

Dopo essersi fatto battezzare insieme a tutta la famiglia, Grim è tornato in Cina per vivere la sua seconda stagione nel gigante orientale «con occhi diversi». Ma Pechino aveva cambiato politica verso le religioni, ricominciando a opprimerle come in passato. «Il partito comunista ha studiato molto bene il cristianesimo e la sua storia», spiega, «e ha capito che è una forza potente che crea legami forti tra le persone. Ha capito anche che il cristianesimo predica l’esistenza di un potere superiore perfino a quello statale, per questo la guarda con sospetto e paura».

IL RITORNO ALL’OPPRESSIONE

Grim, invitato ciclicamente in Cina a tenere conferenze, cerca invece di suggerire un approccio diverso: «Le ricerche empiriche dimostrano che la libertà religiosa non solo fa crescere economicamente la società, ma previene molti mali, favorendo la stabilità, che sta molto a cuore al governo. Purtroppo il partito comunista ora ha assunto un altro indirizzo e non vedo segnali positivi di cambiamento. Non credo che le restrizioni saranno tolte».

Riguardo ai musulmani incarcerati in Xinjiang, ad esempio, il presidente della Religious Freedom & Business Foundation si chiede: «Quando i musulmani verranno rilasciati dai campi di rieducazione, dopo aver subito soprusi e violenze, saranno più pacifici o più violenti? Il governo deve pensare a questo».

Interrogato sull’Accordo provvisorio tra Cina e Vaticano, non si tira indietro: «Da un lato lo reputo positivo perché quando una nuova porta di dialogo viene aperta, nessuno sa a quali risultati potrà portare. Dall’altro però accordarsi con il partito comunista gli darà la possibilità di influenzare la scelta dei vescovi e questo può portare a un controllo ancora maggiore del partito sulla Chiesa cattolica cinese. Purtroppo c’è questo pericolo, ma bisogna mantenere la speranza».

Foto tempi.it