Spagna, altro che i migliori. Sánchez e i suoi sono stati i più tragici alleati del virus

Numeri taroccati, caos tamponi, errori fatali e la folle manifestazione dell’8 marzo. Parla l’intellettuale Josè Miguel Oriol

La disputa sui numeri è andata avanti per giorni: il governo Psoe-Podemos annunciava l’azzeramento dei decessi per Covid, le Asturie e la Comunità di Madrid continuavano invece ad aggiornare i registri con i numeri delle vittime. Finché l’Instituto Nacional de Estadística ha pubblicato i suoi conteggi: secondo l'”Istat” spagnolo sarebbero almeno 48 mila le vittime del coronavirus in tutto il paese, 21 mila in più rispetto alle 27 mila dichiarate dal governo. “E sa come ha risposto il premier Sánchez? Ha risposto che ‘non c’è da stupirsi’, che questi dati ‘non sono contraddittori, ma complementari’ rispetto ai suoi. Ha detto proprio così, nel corso di una sue solite prediche alla nazione: ora parla tre volte alla settimana sulla tv pubblica e anche sulle due grandi reti private. Sono tutti interventi ‘magisteriali’, durante i quali arringa il paese per un’ora e mezza senza alcun contraddittorio. Le tv sono ormai diventate l’house organ del governo Sánchez: domenica ha dichiarato che ‘siamo di nuovo in piedi’ e che ora passerà il testimone alle regioni autonome. Salvo annunciare poi l’arrivo di un decreto che rimette comunque al governo centrale ogni potere su revoche e restrizioni per controllare movimenti e circolazione nel paese”.

L’intellettuale José Miguel Oriol, presidente e fondatore della casa editrice Encuentro di Madrid, racconta a Tempi.it cosa sta accadendo in una Spagna dove la maggior parte delle regioni ha appena avuto accesso alla Fase 3, e dove il governo spagnolo continuerà a mantenere ampi poteri di “blocco” fino al 21 di giugno, quando scadrà senza possibilità di proroga l’accordo che assicura al primo ministro Pedro Sánchez la maggioranza parlamentare. “Serve a prolungare il cosiddetto stato di allarme, la misura è stata rinnovata già sette volte, ogni volta con una maggioranza sempre più risicata”.

LE SALME DEGLI ANZIANI, LE VITTIME SCOMPARSE

Nella settimana più critica della pandemia la Spagna ha registrato un eccesso di mortalità del 155 per cento rispetto agli anni precedenti. “Medici e infermieri sono stati dirottati nei grandi ospedali pubblici, le strutture hanno raggiunto in fretta la saturazione e fare fronte all’emergenza, a dispetto di quanto annunciava il premier in tv, è stato impossibile: tutti abbiamo visto le salme degli anziani trasportate dall’esercito fuori dalle case di riposo, i superstiti dimenticati in condizioni pietose nei letti di fianco ai morti. Il 70 per cento dei decessi da Covid ha riguardato persone sopra i 75 anni, il 15 per cento persone tra i 60 e i 75: alle difficoltà dei 17 diversi sistemi sanitari delle regioni autonome travolti da Covid si è aggiunta l’inefficienza del governo centrale che si è arrogato la gestione della pandemia senza esserne all’altezza: molti medici sono morti perché sprovvisti di dispositivi di protezione come le banali mascherine, e la popolazione più fragile ed esposta, quella che tirate le somme avrebbe rappresentato il 90 per cento delle vittime in tutto il paese, è stata abbandonata a se stessa. Altro che ‘i migliori del mondo’, la gestione dell’emergenza è stata disastrosa e tremendamente confusa fin dall’inizio”.

L’ASSURDO DISASTRO DEI TAMPONI

Del buono delle autonomie Sánchez non ha salvato nulla: gli imprenditori che nelle regioni a guida popolare si erano attivati subito per facilitare l’arrivo di dispositivi di protezione, sfruttando i rapporti commerciali con la Cina, sono stati fermati subito dal governo, “per Sánchez collaborare con i privati è un peccato ideologico, il più grande dei peccati”. Così, nei giorni in cui il ministro della Sanità Salvador Illa annunciava l’acquisto di 5,5 milioni di tamponi per testare a tappeto e individuare gli asintomatici, l’affidabilità dei test rapidi comprati dal ministero della salute e prdotti dalla cinese Bioesay veniva smontata dai laboratori di microbiologia: imprecisi, malfunzionanti, troppi falsi negativi, i tamponi non superavano una sensibilità del 30 per cento.

In altre parole, sette su dieci davano risultati sbagliati e l’ambasciata di Cina in Spagna confermava che la Bioeasey era sprovvista di licenza di vendita della China National Medical Products Administration. Illa aveva allora prontamente scaricato il barile su un misterioso “fornitore nazionale” a cui si era rivolto il ministero. In un rocambolesco tentativo di veder rimborsati i soldi spesi per l’acquisto dei tamponi, era arrivata in Spagna anche una seconda partita di test dell’antigene basata su un metodo diverso: e anche qui, l’affidabilità dei tamponi si è rivelata pari solo al 50 per cento.

8 MARZO, UNA CATASTROFE ANNUNCIATA

“Oggi sono oltre 250 le denunce depositate contro il governo, Sánchez e la sua precaria coalizione di forze neocomuniste e separatiste stanno perdendo consensi. Abc titolava due giorni fa ‘Il centro-destra supera la sinistra guadagnando nove seggi e 4,2 punti’: secondo gli ultimi sondaggi, l’alleato dei socialisti Podemos perde 8-9 seggi. Pesa l’accordo con gli indipendentisti baschi sulla riforma del contratto di lavoro, pesa il ritardo con cui il governo, quando già l’Italia contava i suoi morti, ha deciso di dichiarare l’emergenza e comportarsi di conseguenza”. Covid aveva già travolto la Lombardia e gli esperti avevano già avvisato la Spagna: il distanziamento è fondamentale, vietate gli assembramenti. Una raccomandazione che l’Oms deciderà di rendere tale solo il 9 marzo, fornendo a Sánchez e all’attivissima vicepresidente nonché ministro dell’Uguaglianza Irene Montero il miglior alibi per non vietare le manifestazioni per la Festa della donna il giorno precedente.

“L’8 marzo scendevano in piazza migliaia di persone. In un fuori onda, che sta girando moltissimo in questi giorni, Montero ha ammesso 24 ore dopo la manifestazione che la bassa affluenza rispetto alle edizioni precedenti era probabilmente riconducibile al virus, ma che non sarebbe mai stata disposta ad ammetterlo pubblicamente. In un rapporto inviato ai magistrati che stanno indagando sulla gestione della pandemia, la Guardia Civil ha cercato di dimostrare che il direttore dell’unità di crisi Fernando Simón conosceva però la gravità del virus fin dal mese di gennaio”.

IL GOVERNO SAPEVA. IL CASO DELLA GUARDIA CIVIL

Simón aveva firmato un documento (seppur blando) su Covid il 10 febbraio, e aveva già fatto sospendere un incontro della comunità evangelica in programma a Madrid alla fine del mese; quanto ad Illa, il ministro raccomandava già allora di evitare riunioni tra il personale sanitario. “Di più, analizzando le acque reflue di Barcellona si è scoperto che il virus era in Spagna già a gennaio e il ministero lo sapeva”. Nonostante questo, il delegato del governo a Madrid, José Manuel Franco, ha autorizzato le celebrazioni dell’8 marzo e la capitale epicentro delle sfilate femministe, ha pagato il prezzo più caro. Il 9 marzo, convocato il Consiglio interritoriale per la salute, Simón e Illa davano mandato alle comunità autonome per sospendere eventi, manifestazioni e occasioni di aggregazione a causa del Covid-19. Troppo tardi.

IL COLONNELLO CACCIATO E IL SUO SOSTITUTO

Il lockdown scatta in Spagna solo il 14 marzo e, come in Italia, tra l’annuncio e l’applicazione trascorrono 24 ore: la gente si sposta, raggiunge le case al mare o di famiglia, il virus viaggia con gli spagnoli. “E a pagare è il colonnello Diego Pérez de los Cobos, a capo della Guardia Civil della Comunità di Madrid. Lo si accusa di ‘mancanza di neutralità politica’ per aver fatto rapporto su Simón e Franco. Il ministero dell’Interno annuncia di averlo rimosso e sostituito con il tenente colonnello David Blanes González, a capo della dogana di Barajas quando scoppiò il ‘caso Delcy’”. La vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, è atterrata il 25 gennaio a Barajas per incontrare il ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, pare sbarcando circa 40 valige senza passare alcun controllo di sicurezza, nonostante le sia vietato entrare e transitare su suolo europeo.

FASE 3, ANCORA IN BALIA DI SÁNCHEZ

Altro motivo di imbarazzo per Sánchez, è stata resa nota, in pieno lockdown, la decisione del ministero dei Trasporti di creare una nuova direzione generale per la città e l’architettura, mettendole a capo, con uno stipendio annuo di circa 90 mila euro, José Ignacio Carnicero, architetto di chiara fama nonché miglior amico del premier spagnolo, “per carità, professionista dal curriculum inattaccabile ma non è questo il punto, o per meglio dire, la priorità della politica mentre il paese soffre la crisi, le scuole sono chiuse, la vita economica stenta a riprendere, la Spagna è in balia delle dichiarazioni contraddittorie del governo che non riesce nemmeno a venirne a una sull’apertura delle frontiere con i paesi confinanti. Si ritratta su qualunque cosa fino all’apice del ridicolo. Ora Sánchez dice di passare il testimone alle autonomie: “in conformità” alle misure del nuovo decreto, ora ogni regione può decidere quando riaprire le scuole; riparte il campionato di calcio ma metà degli stadi spagnoli sono ancora chiusi (‘pazienza, la gente frequenterà solo quelli aperti’, è la linea del premier); alberghi, ristoranti, strutture possono fare quello che vogliono ma fino al 1 luglio le frontiere sono bloccate”.

L’OPEROSA CARITATIVA E IL SILENZIO DEI VESCOVI

“Cosa ci ha tenuti insieme in questa frammentarietà, dispersione? – si chiede Oriol -. Una chiesa piccina ha combattuto il virus aiutando 4/5 milioni di persone, rispondendo a un bisogno immediato; circa il 10 per cento della popolazione è stato destinatario della caritativa di questa chiesa locale, sostenuta finanziariamente da un altro 15 per cento della popolazione. Inerme si è dimostrata invece la Conferenza episcopale spagnola. Non si è alzata, a differenza di quanto accaduto in Italia, una voce chiara o forte in difesa delle paritarie che anche qui rischiano di non avere nessuna Fase 3 e non riaprire mai più. Non una voce si è levata quando il governo ha incluso all’interno del suo mandato l’approvazione di una nuove legge sull’educazione che nulla ha a che vedere con la ragione di quel mandato e il contenimento della pandemia”.

Foto Ansa