Sorpresa: in Libia non vincono i Fratelli Musulmani

Secondo gli exit poll delle prime elezioni da 48 anni a questa parte, il partito più votato è stato quello dell’ex capo del Cnt Jibril. Sconfitta per il partito islamista al-Watan e per quello dei Fratelli Musulmani.

Parlare di moderati o liberali forse è troppo. Però in Libia, stando ai primi exit poll delle prime elezioni da 48 anni a questa parte, non ha vinto il braccio politico dei Fratelli Musulmani. I risultati ufficiali si avranno solo settimana prossima, è presto per dire che, al contrario di Tunisia ed Egitto, in Libia non hanno vinto gli islamisti ma il risultato giunge imprevisto.

La coalizione delle Forze nazionali, guidate dall’ex primo ministro e capo del Consiglio nazionale transitorio libico Mahmoud Jibril (nella foto), avrebbe ottenuto una «vittoria schiacciante» a Tripoli, la capitale del paese, Bengasi, la capitale dei ribelli anti-Gheddafi, e nel deserto a sud. Secondo Nasser Ahdash, analista politico locale, «la gente vede in Jibril un’apertura al resto del mondo in contrasto con la politica di Gheddafi».

Il partito islamista al-Watan è rimasto molto deluso: «Dobbiamo rivalutare la nostra performance e decidere che tipo di alleanze vogliamo stingere», afferma il portavoce Anas Al-Fetory. Il partito di Giustizia e costruzione, espressione politica locale dei Fratelli Musulmani, non ha invece rilasciato dichiarazioni.

La vittoria di Jibril nei centri più importanti della Libia non deve però ingannare. Da una parte, infatti, non assicura al suo partito una maggioranza nell’Assemblea, visto che 120 seggi su 200 spettano a candidati indipendenti. Dall’altra Jibril, il personaggio più in vista durante la rivoluzione contro il rais Muammar Gheddafi, ha puntato molto sulla religione e l’islam per accattivarsi i voti della maggioranza della popolazione. Secondo un candidato indipendenti che si è guadagnato un seggio a Bengasi, Suleiman Zoobi, «chi dice che Jibril è un liberale non conosce il significato di questa parola».

L’Assemblea costituente ha il compito di nominare un nuovo governo e una commissione per redigere una Costituzione che dovrà poi essere ratificata con un referendum. Dopo, verranno fissate nuove elezioni nel 2013 per eleggere un Parlamento che sostituisca il Cnt, sperando che il paese non si divida prima.