Sono onorato di far parte di un club che si permette critiche alla magistratura

Se anche Antonio Simone avesse commesso qualche illegalità, la carcerazione preventiva impostagli per confessare cose non vere, è barbarica. Per quello che ho osservato da collaboratore di Tempi, sono convinto della sua innocenza.

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Se anche Antonio Simone avesse commesso qualche illegalità, la carcerazione preventiva impostagli per confessare cose non vere, è barbarica. Peraltro per quello che ho osservato da collaboratore di Tempi, sono convinto dell’innocenza di Antonio, dell’estraneità alle operazioni illecite che certamente si sono organizzate intorno a quelle che restano due magnifiche realtà della ricerca sanitaria italiana come il San Raffaele e la Fondazione Maugeri. Provato dai “casi” del 1992, in gran parte svuotatisi processualmente, questo caro amico mi appariva attento a non impaniarsi in nuove vicende italiane.

La violenza esercitata nei suoi confronti mi pare frutto di una logica di settori della procura milanese ispirati all’idea che i loro precedenti inquisiti debbano estraniarsi da qualsiasi rapporto con la vita pubblica. Anche una grande personalità del socialismo milanese – di cui non farò il nome per non rinnovargli dolori o persecuzioni – è stata trattata così: avvisi di garanzia ogni volta che si parlava di un ritorno alla scena pubblica.

A Simone, al di là degli effetti collaterali della persecuzione di Roberto Formigoni per “tentata aragosta”, in particolare, mi pare non si sia perdonato di sostenere un settimanale che si permette critiche alla magistratura politicizzata. Mentre mi onoro di far parte di un club di sospettati perseguitati da personaggi dalla notoria moralità di un Carlo De Benedetti, mi chiedo se questo club non sia un po’ timido nel mobilitarsi in difesa della libertà.

 

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