Solyndra, il maxi scandalo che oscura il grande impegno “green” di Obama

Conclusa l’indagine dell’Fbi sul fallimento del produttore di pannelli fotovoltaici finanziato dal governo con mezzo miliardo di dollari: una storia piena di «testimonianze false e asserzioni fuorvianti»

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Barack Obama vuole chiudere il suo secondo mandato alla Casa Bianca lasciando in eredità ai posteri qualcosa di importante in tema di tutela dell’ambiente. L’agenda ecologica del presidente Usa prevede ovviamente, spiega oggi Mattia Ferraresi in un articolo del Foglio, una lotta senza quartiere ai cambiamenti climatici, per combattere i quali Obama ha in serbo «un ambizioso progetto di taglio delle emissioni di anidride carbonica del 32 per cento entro il 2030». La stessa visita ufficiale in Alaska in corso in questi giorni, continua Ferraresi, «serve a dare sostanza e forza d’immagine all’allarme sullo scioglimento dei ghiacci», ed è indubbio che il presidente proverà a sfruttare in questo senso anche la prossima conferenza Onu sul clima a Parigi, così come il viaggio in America di Francesco, il Papa della Laudato si’, in calendario fra tre settimane. Tutto l’impegno verde di Obama, però, rischia di essere oscurato da una «fortunata coincidenza»: la conclusione dell’inchiesta dell’Fbi e del dipartimento dell’Energia sul caso Solyndra.

IL FALLIMENTO. Solyndra è il nome dell’azienda produttrice di pannelli fotovoltaici – “green business” per antonomasia – che qualche anno fa «era diventato il sinonimo del grandioso fallimento della politica dei sussidi dell’Amministrazione Obama alle aziende che producono e commercializzano energia da fonti rinnovabili», ricorda il corrispondente del Foglio da New York. Finanziata con oltre mezzo miliardo di dollari dei contribuenti americani (535 milioni per l’esattezza), l’impresa è infatti fallita, così come altre «decine di aziende legate all’energia sostenibile».

QUANTE FALSITÀ. Ebbene adesso, grazie a un’indagine durata quattro anni, gli investigatori federali hanno concluso che «quella di Solyndra – scrive Ferraresi – era una frode accuratamente pianificata e alimentata con “una serie di testimonianze false e asserzioni fuorvianti”» riguardo alle previsioni di profitto e ai potenziali (gravi) rischi imprenditoriali, bugie che sono servite a persuadere i controllori dei ministeri dell’Energia e del Tesoro, per altro vittime di «una “tremenda pressione” da parte della Casa Bianca». Non solo. Aggiunge il Foglio: l’indagine ha anche rivelato che «per la maggior parte le aziende del settore erano sostenute da capitali che fanno capo a grandi gruppi finanziari e industriali, sopra tutti Wal-Mart, Google e Goldman Sachs: non si trattava esattamente di una rivoluzione ambientale dal basso».

QUALI POSTI DI LAVORO? Solo una settimana fa, informa ancora Ferraresi, Obama «al summit sull’energia pulita di Las Vegas ha accusato i repubblicani di volere “enormi tagli su programmi di successo per sfruttare le rinnovabili” e nella stessa occasione ha elogiato l’iniziativa dello Stato, che con finanziamenti a pioggia ha irrorato un settore che “crea posti di lavoro dieci volte più velocemente del resto dell’economia”». Ecco, i risultati dell’inchiesta sul caso Solyndra sembrano arrivare apposta per ricordare che le cose non stanno esattamente così.

Foto Ansa/Ap

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