Sochi e le Olimpiadi arcobaleno. La legge di Putin sui gay può non piacere, ma non è «aberrante»

I giornali attaccano il presidente russo per una legge che dimostrano di non conoscere. E ignorano che gli omosessuali non sono perseguitati in Russia dal 1993. L’analisi del Foglio

Cosa prevedono le leggi che limitano le libertà omosessuali in Russia, di cui tanto si discute in questi giorni di Olimpiadi a Sochi? Un articolo apparso sul Foglio di oggi a firma di Massimo Boffa aiuta a comprendere meglio la questione, oltre ogni strumentalizzazione. «È singolare – scrive Boffa – la totale sordina su un dato di fatto incontrovertibile: mai, nella sua storia plurisecolare, la Russia ha goduto di un periodo di libertà e benessere come nei dodici anni appena trascorsi». «È fuorviante, infatti, paragonare la Mosca di oggi alla Londra o alla Parigi di oggi; ha molto più senso paragonare la Mosca di oggi alla Mosca di ieri e dell’altroieri. E in questo confronto, quanto alle libertà, il vantaggio del presente è finora netto e andrebbe più onestamente riconosciuto». Difficile che però ciò avvenga su testate che parlano di leggi anti-gay (chissà perché al plurale quando la legge è una soltanto), e che si scordano sempre di dire che in Russia l’omosessualità non è più considerata reato da almeno 20 anni, e che se ci sono persecuzioni verso i gay sono semplicemente fenomeni di bullismo, da condannare e perseguitare.

L’APPELLO DEGLI SCRITTORI. Il fatto è che, piuttosto, sui giornali trovano spazio gli appelli come quello firmato dai 200 scrittori contro Putin e la sua politica omofoba, apparso venerdì in occasione della cerimonia di apertura di Sochi; un testo che dimostra che, quando dall’indignazione generica si passa alle accuse precise, si rischia di fare autogol: «Gli scrittori», scrive Boffa, «fanno tre precisi esempi liberticidi: la legge che proibisce “l’insulto religioso”, la legge che punisce penalmente la diffamazione, la legge che proibisce la “propaganda” gay di fronte ai minorenni. Queste sarebbero le leggi che, secondo i Nobel e i loro colleghi, “soffocano il diritto di esprimersi liberamente”».
Ma forse era meglio se restavano vaghi, avverte il giornalista perché la realtà russa è sì aspra, ma certo non oppressiva come viene dipinta: i locali gay esistono a Mosca e San Pietroburgo, il pregiudizio tra la gente c’è, «ma alla fine tutta questa ostilità ha finito per partorire una legge che, lasciando libero ciascuno di vivere le proprie inclinazioni sessuali come meglio crede, stabilisce che la “propaganda”, di fronte a minorenni, di comportamenti sessuali non tradizionali sarà punita con una multa, di entità variabile. La legge è certamente discutibile, forse persino sbagliata (nel senso che il suo scopo dichiarato, la protezione dei minori, resta di dubbia efficacia, mentre il riferimento ai gay ha fatto da pretesto a una virulenta campagna internazionale), ma appunto è discutibile, forse sbagliata, non però “aberrante”, non paragonabile come qualcuno ha voluto fare con le leggi razziali naziste».