Siria. Ribelli islamisti vendono su internet i reperti sacri rubati a Maloula

Il quotidiano libanese Al Akhbar, citando fonti sul campo, ha denunciato i terroristi «di inviare le foto dei reperti via internet alle persone interessate nell’acquisto di antichità»

I ribelli islamisti di Al Nusra e dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante hanno cominciato a vendere su internet antichità, reperti storici, sarcofagi antichi e croci di cui si sono impossessati razziando i monasteri e le chiese della città siriana di Maloula.

MALOULA. L’antichissimo villaggio cristiano, dove gli abitanti usano ancora un dialetto aramaico molto simile a quello parlato da Gesù, è stato attaccato per due volte dai ribelli, che nell’ultima incursione hanno anche rapito 13 suore dal monastero di Santa Tecla delle quali non si hanno più notizie da molti giorni.

REPERTI RAZZIATI. Il quotidiano libanese Al Akhbar, citando fonti sul campo, ha denunciato i terroristi «di inviare le foto dei reperti via internet alle persone interessate nell’acquisto di antichità». Proprio pochi giorni fa il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, aveva lanciato questo allarme: «Oltre alla distruzione dei siti patrimonio dell’umanità, il pericolo più grande che vediamo nel paese è rappresentato dagli scavi illegali. Abbiamo mostrato la mappa dei siti dove avvengono scavi illegali che ci preoccupano molto, perché non abbiamo idea di cosa accada in quei posti e dei traffici illeciti che sono stati avviati».