Siria. L’attacco chimico a Douma? L’Opac ha «manipolato» le prove

Un informatore interno denuncia l’Organizzazione vincitrice del Nobel. Assad non avrebbe mai usato armi chimiche, ma il sospetto spacciato per certezza portò Usa, Francia e Regno Unito a condurre un’offensiva missilistica nel 2018 con l’appoggio dei media

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Il presunto attacco chimico a Douma, in Siria, certificato dall’Opac? Una montatura. È l’incredibile denuncia che arriva dalla Courage Foundation, che il 15 ottobre scorso a Bruxelles ha ascoltato la testimonianza di un informatore interno all’Opac, che ha portato per corroborare le sue affermazioni documenti ed email, secondo il quale l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche avrebbe manipolato le prove raccolte sul terreno per incolpare il regime di Bashar al-Assad di un attacco mai avvenuto. La conclusione del gruppo di esperti e attivisti, che protegge le fonti di alto profilo, «sulle pratiche inaccettabili utilizzate nelle indagini sul presunto attacco chimico per favorire una conclusione preordinata» sono state diffuse ieri da Wikileaks.

IL PRESUNTO ATTACCO CHIMICO E LA RISPOSTA

Per capire la gravità delle accuse bisogna ricordare i fatti. Nell’aprile 2018 era in atto la campagna militare del regime di Assad, sostenuto dalla Russia, per liberare il Ghouta orientale dalle ultime sacche di ribelli e terroristi. L’esercito venne accusato attraverso la diffusione di filmati di dubbia provenienza, subito certificati come incontrovertibili dai media internazionali, di aver condotto un attacco chimico su Douma il 7 aprile. Inizialmente si parlò di «centinaia di morti», poi ridimensionati a 40, una delle tante inutili di stragi di una guerra che va avanti dal 2011.

L’offensiva dell’esercito non era meno terribile di quelle condotte dai ribelli e terroristi contro i civili di Damasco. Ma l’accusa di aver utilizzato gas nervini a Douma scatenò la risposta internazionale. Il presidente Donald Trump puntò il dito contro «l’animale Assad» e il suo alleato, Vladimir Putin, sferrando un attacco missilistico di risposta il 13 aprile insieme a Francia e Regno Unito. L’attacco si rivelò infine una farsa, ma la Siria rischiò seriamente di subire l’invasione delle forze internazionali. Per l’attacco si prodigò soprattutto il presidente francese Emmanuel Macron, che andò in televisione assicurando di avere «le prove dell’utilizzo di armi chimiche a Douma». Macron dichiarò anche: «A quelli che si indignano di fronte alle immagini che abbiamo visto di donne e bambini, chiedo: dovevamo restare seduti? I diritti sono per noi, i principi sono per noi, ma la realtà è per gli altri? No. Abbiamo salvato l’onore della comunità internazionale».

DOVE SONO LE PROVE?

Di queste «prove» non è mai stata rinvenuta traccia. Nel luglio 2018 l’Opac, che ha anche vinto il Nobel per la pace nel 2013, diffuse le sue conclusioni provvisorie dopo un’indagine sul campo, affermando che «nessun agente nervino o prodotto del suo decadimento è stato individuato nei campioni ambientali o nel plasma delle presunte vittime». L’Opac individuò anche «tracce di clorina in residui di esplosivo», che però non rappresenta in alcun modo una prova essendo il cloro facilmente reperibile dovunque e da chiunque e possa essere facilmente utilizzato per inscenare un attacco a fini propagandistici.

I media non hanno mai parlato di questa relazione provvisoria ma hanno dato ampio risalto nel marzo 2019 a quella conclusiva, secondo la quale «ci sono ragionevoli elementi che provano che è stata usata una sostanza chimica tossica come arma il 7 aprile 2018. Questa sostanza chimica conteneva cloro». L’Opac non indicò né le prove né il responsabile dell’attacco, sapendo benissimo che l’intera comunità internazionale avrebbe comunque puntato il dito contro Assad. E così infatti è avvenuto.

SI RISCHIA UNA «TEMPESTA SENZA PRECEDENTI»

Ora però una talpa interna all’Opac ha rivelato che l’organizzazione internazionale ha manipolato le prove e omesso dal rapporto finale tutti gli elementi che facevano pendere per la conclusione che nessun attacco chimico fosse mai avvenuto. Come riporta Repubblica, «se i fatti che questa fonte denuncia saranno accertati al di là di ogni ragionevole dubbio, l’intero sistema di controllo messo in piedi dalla comunità internazionale contro l’uso degli armamenti chimici vacillerà, scatenando una tempesta senza precedenti».

COSA DIRANNO ORA TRUMP, MACRON E MAY?

Che cosa diranno ora Macron, Trump e May, che assicuravano di essere certi al 100 per cento dell’attacco chimico? Ancora non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. Forse sperano che l’opinione pubblica si dimentichi delle loro roboanti esternazioni, spalleggiate dai media. La stampa non avrebbe forse fatto meglio a dimostrarsi cauta, senza assecondare la volontà di leader politici che più volte hanno dimostrato di essere troppo di parte nella complessa guerra siriana?

Nel 2018 padre Mounir denunciava a tempi.it: «I media in Italia e in Occidente raccontano solo una faccia della medaglia, una verità parziale, perché a Douma combattono i terroristi». E le suore trappiste di Azeir in un coraggioso appello si chiedevano: «Quando tacerà tanto giornalismo di parte? Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra». A distanza di quasi due anni forse si può dire che avevano ragione.

Foto Ansa